Il nazionalismo conquista anche la Groenlandia, mai come oggi al centro dell’attenzione del mondo a causa delle mire di Donald Trump. Il partito centrista liberale dei Demokraatit (Democratici), finora all’opposizione, ha vinto le elezioni parlamentari con il 29,9% dei voti, superando nettamente le forze politiche al governo. Secondo i primi risultati ufficiali pubblicati nel territorio autonomo danese, si registra anche una forte ascesa del partito nazionalista Naleraq, con il 23% dei consensi, favorevole a una rapida indipendenza.
Il voto è stato contraddistinto da un’ondata di nazionalismo per chiedere che l’isola artica, ambita da Donald Trump, raggiunga rapidamente l’indipendenza. Il voto ha premiato il partito democratico, formazione “social-liberale”, con oltre il 30% dei voti. Bene anche i nazionalisti di Naleraq con il 23%. Netto calo infine per i partiti del governo uscente: gli ambientalisti di sinistra di Inuit Ataqatigiit sono al 21 (-15 % rispetto al 2021) e i socialdemocratici di Siumut al 15% (-14%).
Sebbene l’isola abbia intrapreso un percorso verso l’indipendenza almeno dal 2009, la rottura con la Danimarca non è sulle schede elettorali oggi, come non lo è la questione sollevata da Trump, anche se entrambe sono nella mente di tutti. Tra i temi che hanno avuto un posto importante nella campagna elettorale anche l’istruzione, gli affari sociali, la pesca (che rappresenta il 90% delle esportazioni dell’isola) e il turismo.
Quasi tutti i partiti politici vogliono che l’immenso territorio ghiacciato, 50 volte più grande della Danimarca ma 100 volte meno abitato, possa reggersi sulle proprie gambe. Se il desiderio di indipendenza è ampiamente condiviso, i gruppi politici in lizza divergono sulla tempistica.
Colonizzata dai danesi più di tre secoli fa, l’isola artica ha ottenuto la sua autonomia nel 1979, ma le sfuggono ancora funzioni sovrane (affari esteri, difesa, ecc.). Con una legge del 2009, i groenlandesi possono avviare da soli il processo di indipendenza che prevede la negoziazione di un accordo con Copenaghen, che dovrà poi essere approvato con un referendum in Groenlandia e con un voto nel parlamento danese.





