In Aula, nel tribunale di San Isidro, alle porte di Buenos Aires, il Pm Patricio Ferrari, ha mostrato una foto di Maradona nel suo letto. Foto impressionante. Maradona che un tempo era rinomato per gli scatti, le improvvisazioni, la sua estrema velocità, abilità nel tenere la palla e portarla in rete, ha un corpo estremamente gonfio, il ventre abnorme. 

Ingrossato si era mostrato varie volte negli ultimi anni, in “preda ai suoi demoni” come scrivono oggi i giornali argentini: gli eccessi, le dipendenze da alcol e droga avevano deformato il fisico. E gli psicofarmaci lo avevano reso alienato. 

L’accusa è convinta che i sanitari furono inadeguati nelle cure, che Maradona sia stato semi abbandonato,  e che troppo presto l’ex calciatore sia stato dimesso dall’ospedale.

“Così è morto Maradona”, la foto choc

“Chiunque tra gli imputati affermi che non aveva compreso quello che stava succedendo a Diego sta chiaramente mentendo. Le sue condizioni erano evidenti. Coloro che si sono presi cura di Maradona lo hanno ucciso” ha tuonato in aula il Pm mostrando la foto del cadavere di Maradona, con il suo ventre abnorme. “Così è  morto Maradona!” ha concluso alzando quell’immagine, in un video che è poi diventato virale sui social. Con le figlie di Maradona, Dalma e Giannina, che sono scoppiate a piangere. Accanto a loro anche Veronica Ojeda, ex compagna di Maradona e Jana, un’altra figlia. La scena era anche diffusa in diretta streaming sul canale Youtube della Corte Suprema di Buenos Aires, in Argentina, dove si adora Maradona come una specie di dio. Tra i suoi soprannomi “D10S” e “la mano de Dios” per una rete segnata, di mano, nei quarti di finale del Mondiale 1986.

Tutti gli imputati oggi alla sbarra – accusati a vario titolo di omicidio, con eventuale dolo, di falsità ideologica e di negligenza –  sono i sanitari che si erano occupati di lui dopo una delicata operazione alla testa, l’esportazione di un coagulo di sangue nel cervello, a cui il calciatore era stato sottoposto poche settimane prima. Rischiano tra gli 8 e 25 anni di carcere.

Quali sono le accuse e chi sono i sanitari a processo

Nella sostanza l’accusa è convinta che i sanitari furono inadeguati nelle cure e che l’ex calciatore sia stato dimesso dall’ospedale troppo presto. Quando è morto, il 25 novembre 2020, Maradona si trovava in nella sua casa, in un ricco quartiere di San Andres a Tigres, una città a nord di Buenos Aires. Nella perizia si dice che il lavoro del team sanitario di Maradona era stato “inadeguato, carente e sconsiderato”.

Il processo era già iniziato nel 2021 e nel 2023, questa è la terza volta. Da oggi tornano alla sbarra a e si approfondisce il ruolo del neurologo personale di Maradona Leopoldo Luque – colui che aveva effettuato l’operazione alla testa – della psichiatra Agustina Cosachov, che aveva prescritto i farmaci, di Carlos Diaz, specialista in dipendenze a causa dell’alcolismo dell’ex atleta,di Nancy Forlini, colei che lo aiutava nell’assistenza domiciliare, di Mariano Perroni, coordinatore delle infermiere, di Ricardo Almiròn, infermiere, di Pedro Pablo di Spagna, medico clinico. Sotto accusa anche l’infermiera Gisela Dahiana Madrid, che però sarà processata in un’altra data.