Sta accadendo in questi giorni negli Stati Uniti una forte crisi dovuta all’influenza aviaria, che ha colpito tantissimi esemplari di polli e galline. Per questo, negli scaffali dei supermercati USA è praticamente impossibile trovare le uova. Tanto che il governo americano sta chiedendo le uova al Veneto, la prima regione italiana per produzione.

Uova, Veneto riceve richieste dagli USA causa aviaria

Michele Barbetta, presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto, ha spiegato la risposta negativa della regione. “Sono arrivate molte richieste agli imprenditori agricoli veneti, da Verona a Padova, ma pure noi siamo al limite con la produzione e non possiamo garantire un approvvigionamento. L’epidemia aviaria è stata pesante anche in Italia, anche se non come negli Stati Uniti. Dall’autunno sono state abbattute 4 milioni di galline ovaiole su 41 milioni, concentrate principalmente negli allevamenti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, pari al 10%. Significa una perdita di 1,4 miliardi di uova su un totale di 14 miliardi. Quello che rimane è quasi tutto destinato al consumo nazionale. Ovviamente, data la mancanza di prodotto, il prezzo continua a salire anche in Italia, anche se non ai livelli degli Usa. Gli altri Paesi europei non stanno meglio, dato che l’aviaria ha colpito ovunque”.

L’Italia non è l’unico Paese al quale gli USA hanno fatto questa richiesta. Anche la Svezia ha ricevuto richiesta, ma la risposta è stata negativa. Håkan Burlin, amministratore delegato di Stjärnägg, ha infatti affermato che “Molti dei nostri consumatori ci hanno contattato dicendo che non avrebbero approvato una nostra decisione di esportare uova a gli Usa. Se alcuni produttori avessero uova in surplus allora potrebbe essere un’opportunità. Ma questo non è il caso, e dobbiamo rifornire i nostri clienti regolari. Inoltre anche i nostri vicini in Norvegia, Regno Unito e altri Paesi europei sono a corto di uova e lì abbiamo già dei rapporti commerciali stabiliti. Come azienda non abbiamo mai venduto uova a gli Stati Uniti quindi sarebbe un passo più grosso da compiere vendere a loro e non abbiamo intenzione di farlo”.

Marianna Soru

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