Cosa sta accadendo al fast fashion e al settore luxury? La moda sta attraversando un periodo di trasformazione, e i dati più recenti lo confermano: il fast fashion e il mercato del second-hand stanno vivendo una crescita costante, mentre i brand di lusso stanno affrontando un rallentamento significativo. A rivelarlo è il report The State of Retail 2025: Apparel, Accessories and Footwear di Consumer Edge, che analizza l’andamento del mercato statunitense attraverso i dati sulle transazioni dei consumatori.
Fast fashion e resale in crescita, mentre il luxury perde: i dati del nuovo report The State of Retail 2025
Mentre il comparto moda ha registrato un calo complessivo del 2% nei primi mesi del 2025, alcuni segmenti stanno andando nella direzione opposta. Il fast fashion ha segnato un aumento del 5% rispetto all’anno precedente, con Shein e Uniqlo in netto vantaggio su concorrenti storici come H&M e Zara.
Anche il settore della moda di seconda mano sta crescendo allo stesso ritmo, trainato da piattaforme come Depop e Grailed, sempre più apprezzate dai consumatori più giovani. Poshmark, invece, ha perso terreno, probabilmente a causa di problematiche tecniche e delle modifiche alle commissioni introdotte lo scorso anno, che hanno penalizzato gli utenti.
Ma perché il luxury perde terreno?
Se da un lato i brand accessibili stanno conquistando il pubblico, il lusso sta vivendo una battuta d’arresto. Marchi iconici come Chanel, Dior e Gucci hanno registrato un calo del 6% nella spesa dei consumatori, mentre il settore della gioielleria di alta gamma ha perso il 2%. Ancora più evidente il declino delle piattaforme multimarca di lusso come Ssense e Net-a-Porter, che hanno subito un crollo del 22% rispetto all’anno precedente.
Secondo gli esperti, la concorrenza interna tra i nuovi player e la strategia dei grandi marchi di rafforzare le vendite dirette hanno penalizzato questi e-commerce, rendendo più difficile la loro crescita in un mercato già in rallentamento.
Come stanno cambiando le abitudini dei consumatori
I dati evidenziano un trend chiaro: tutte le fasce di reddito stanno riducendo le spese per abbigliamento e accessori. Tuttavia, i consumatori ad alto reddito (con guadagni superiori ai 150.000 dollari annui) sono quelli che hanno tagliato meno il budget per lo shopping.
Anche dal punto di vista generazionale emergono differenze interessanti. Gli under 24 hanno continuato a spendere, prediligendo brand digital-first come Ssense e Shein. Tra i 25 e i 34 anni, Shein resta in testa con un aumento del 4% nella spesa, mentre Uniqlo è cresciuto del 2%. Ssense, molto popolare tra i più giovani, ha però perso quote di mercato in questa fascia d’età, superato da Farfetch, MyTheresa e Cettire.
Anche gli over 65 stanno ridefinendo il loro approccio allo shopping, aumentando la spesa su Shein, Uniqlo e MyTheresa, ma anche su brand di lusso come Hermès e David Yurman.
Il futuro del retail tra convenienza e digitalizzazione
Michael Gunther, vicepresidente di Consumer Edge, sottolinea come il consumatore del 2025 sia sempre più attento al rapporto qualità-prezzo e orientato verso esperienze d’acquisto digitali e dinamiche. Il successo del fast fashion e delle piattaforme di resale non dipende solo dai prezzi competitivi, ma anche dalla capacità di adattarsi alle nuove abitudini di shopping, sempre più legate ai social media e alla comodità dell’acquisto online.
Al contrario, i brand di lusso che non innovano rischiano di perdere appeal in un mercato che cambia rapidamente. Il futuro del settore passerà dalla capacità di offrire esperienze d’acquisto coinvolgenti e modelli di business flessibili, in grado di rispondere alle esigenze di una generazione di consumatori sempre più connessa e selettiva.
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