A distanza di un mese esatto dall’inizio del processo, si aggiungono nuove accuse di traffico sessuale ed istituzione alla prostituzione per Diddy arrivate da parte di due donne.
Accusato di tre reati, criminalità organizzata, induzione alla prostituzione e traffico sessuale, prima della nuova denuncia pervenuta nella giornata di ieri, che ha allargato il caso con due nuove cause. Lo scorso gennaio è stata presentata una documentazione nella quale due donne accusavano il rapper di condotta criminale quattro anni prima di quanto dichiarato in precedenza. Nel dossier di diciassette pagine esaminato da Variety, si legge che i pm accusano Combs di traffico sessuale della vittima n.2 dal 2021 al 2024. Il rapper “ha scelto, trascinato, nascosto e trasportato la vittima n2, inducendola, sostenendola ed agevolandola ostinatamente ad intraprendere atti sessuali ai fini commerciali”
Diddy, due nuove denunce da parte di due donne
Nella denuncia si legge anche che il rapper “ha consapevolmente trasportato individui nel commercio interstatale ed estero con l’intento di farli prostituire”. A seguito di questa nuova accusa sono arrivate le parole dei legaii di Combs che hanno dichiarato: “Non ci sono nuove accuse o nuovi accusatori. Sono le stesse persone, ex fidanzate, che sono state coinvolte in relazioni consensuali. Queste erano relazioni sessuali private e consensuali, senza coercizione”
Da settembre il chiaccheratissimo rapper si trova in detenzione a Brooklyn, in attesa di processo, che è stato pianificato per il 5 maggio. Combs si è dichiarato non colpevole dalle accuse che hanno portato al suo arresto sette mesi fa. La scorsa settimana è stato archiviato il caso partito da Jane Doe, donna che non aveva rivelato la sua identità. L’accusa mossa verso Combs risaliva al 1995, quando la Doe sarebbe stata aggredita sessualmente ad una festa, a seguito del rifiuto delle avances di Diddy.
Successivamente, la donna seguita dal celebre avvocato Tony Buzbee, era stata invitata dal tribunale a fornire i suoi dati reali per proseguire con il caso che si chiudeva improvvisamente poichè secondo quanto dichiarato dal legale difensore: “La Doe non si sentiva a suo agio nel rivelare la sua identità….”. Sul termine del caso ha aggiunto: “C’è molta paura tra questi querelanti. Non posso quindi biasimarla. Si tratta di casi difficili e molte volte ritraumatizzanti per chi li porta avanti. Ogni caso è a sé stante. Questa donna ha scelto di non procedere e di sottoporsi al circo mediatico e al pericolo percepito. Dobbiamo rispettarla”.
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