Nuovo tonfo collettivo delle borse asiatiche con un nuovo clima di drammatica incertezza sui mercati, innescato dalla raffica di dazi imposti dagli Usa sulle merci in entrata, sta continuando a bruciare centinaia e centinaia di miliardi. In apertura, la Borsa di Tokio ha perso il 7,4%.
Giù Tokyo, dove il Nikkey è arrivato a lasciare sul terreno il 7%, con Nintendo e Sony che stanno perdendo anche il 10%. Colpite anche le aziende di semiconduttori a Taiwan e le azioni di Hong Kong e della Cina calano all’apertura dei mercati di fronte a una guerra commerciale globale in espansione e ai timori che questa possa scatenare una profonda recessione.
Nero nelle Borse asiatiche, la situazione
L’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso di oltre il 10% nelle contrattazioni mattutine, il che, se sostenuto, rappresenterebbe il più grande calo giornaliero del benchmark dalla crisi finanziaria globale del 2008. I titoli bancari sono crollati: le azioni di HSBC e Standard Chartered quotate a Hong Kong sono precipitate del 15%. I titoli automobilistici e tecnologici hanno subito il peso maggiore della svendita. L’indice Hang Seng Technology è sceso dell’11,15%. Il gigante della tecnologia Alibaba (09988.HK) è crollato del 12,55%.
In forte calo anche l’indice Kospi della Borsa sudcoreana di Seul, in apertura calato del 4,77%, mentre l’S&P/ASX 200 della piazza d’affari australiana di Sydney è crollato del 5,83%. In picchiata, con record negativo, la Borsa di Hong Kong, crollata in avvio di seduta: l’indice Hang Seng perde quasi un decimo del suo valore, cedendo 2.119,76 punti (-9,28%), a quota 20.730,05. Hsbc, nel dettaglio, segna un tonfo del 15,85%, mentre i colossi hi-tech cinesi Alibaba e Tencent perdono nelle prime battute, rispettivamente, il 9,72% e il 7,43%.
Il petrolio è in brusca correzione in Asia sui timori di recessione globale per la guerra dei dazi innescata da Donald Trump: il Light crude Usa segna un tonfo del 2,74%, a 60,29 dollari, mentre il Brent accusa una perdita del 2,65%, a 63,84 dollari. Goldman Sachs, a conferma delle preoccupazioni degli investitori, ha appena portato dal 35% al 45% la probabilità che gli Stati Uniti finiscano in recessione nell’arco dei 12 mesi





