Le Pen compie una sfida populista alla giustizia. Condannata per appropriazione indebita, la leader dell’estrema destra francese tuona contro “una decisione politica” e promette battaglia per il 2027. Ma in piazza spuntano anche le Femen, la sinistra e Macron.

Condannata e interdetta dalla politica per appropriazione indebita, Marine Le Pen parla di caccia alle streghe e rilancia la sua resistenza populista contro le istituzioni giudiziarie. La politica, infatti, non si arrende: condannata a una pena detentiva con sospensione condizionale e a un divieto di cinque anni di candidatura, la leader del Rassemblement National ha radunato centinaia di sostenitori domenica 6 aprile in Place Vauban, a due passi dall’Hôtel des Invalides e dall’Assemblea Nazionale.

Davanti a una folla armata di bandiere tricolori e slogan da campagna presidenziale (“Marine Présidente“, “Non ci ruberanno il 2027“), Le Pen ha denunciato quella che definisce una “caccia alle streghe” orchestrata per estrometterla dalla scena politica. La sua dichiarazione:

Per trent’anni ho combattuto contro l’ingiustizia e continuerò a farlo. Non mi lascerò derubare della presidenza.

Le Pen sfida la giustizia, ma il Rassemblement passa al contrattacco

La manifestazione, organizzata dal RN come risposta alla sentenza, è stata anche un banco di prova per il giovane presidente del partito Jordan Bardella, che ha infiammato la piazza parlando di un “attacco diretto alla democrazia” e di un tentativo deliberato di “eliminare politicamente” Le Pen.

Volevano spegnere una voce, ma hanno risvegliato un popolo.

ha detto Bardella, facendo leva sul sentimento anti-establishment che da anni alimenta l’ascesa dell’estrema destra francese. Bardella, già considerato l’erede naturale di Le Pen per le presidenziali del 2027, è dato nei sondaggi tra il 31% e il 35,5%, a un soffio dalla leader storica del partito, che resta tra il 32% e il 36%.

Una contro-manifestazione: l’irruzione delle Femen

Non tutta Parigi, però, era a favore. Mentre i lepenisti si radunavano in Place Vauban, una contro-manifestazione di sinistra si svolgeva in Place de la République, denunciando una pericolosa “svolta trumpista” del Rassemblement National. Gli organizzatori hanno sottolineato come il linguaggio di Le Pen e Bardella ricordi sempre più da vicino la retorica complottista e vittimistica dell’ultradestra americana di Trump.

A movimentare ulteriormente la scena ci ha pensato un piccolo blitz delle Femen, che hanno interrotto brevemente l’inizio del comizio chiedendo il bando a vita di Le Pen dalla politica. Le attiviste, note per le loro azioni teatrali e radicali, sono state allontanate rapidamente dalla sicurezza del RN.

Il governo reagisce: “un attacco allo Stato di Diritto” tra giustizia e populismo

Intanto, mentre il partito centrista Renaissance, espressione del presidente Emmanuel Macron, teneva una propria manifestazione a Saint-Denis, il tono si faceva più istituzionale ma non meno allarmato: il verdetto, secondo i macroniani, rappresenta una “minaccia esistenziale” allo stato di diritto, non certo per chi lo subisce, ma per chi lo contesta con veemenza populista. La condanna di Le Pen riguarda accuse di appropriazione indebita, legate a fondi del Parlamento Europeo usati impropriamente per pagare collaboratori fittizi del RN. Ma per i sostenitori della leader, si tratterebbe solo di un pretesto per fermare una candidatura ritenuta ormai inevitabile.

Il caso Le Pen, più che una semplice vicenda giudiziaria, si è ormai trasformato in un conflitto aperto tra potere giudiziario e narrazione populista, dove la legittimità democratica viene costantemente messa in discussione. La posta in gioco? La corsa presidenziale del 2027, ma anche la tenuta dello stato di diritto in un’Europa sempre più spaccata tra istituzioni e nuove destre radicali. Se Le Pen non potrà candidarsi, Bardella è pronto a raccoglierne l’eredità. Ma la strategia della vittimizzazione (già collaudata in altri contesti internazionali) sembra voler trasformare la condanna in carburante elettorale. E mentre Le Pen invoca “il popolo, il paese e l’onore“, la battaglia, più che legale, è ormai tutta politica.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine