Elisabetta Villaggio è la figlia di Paolo Villaggio avuta dal longevo matrimonio con Maura Albites: la primogenita dell’indimenticabile artista ligure ha seguito le orme del padre lavorando anche nel mondo del cinema ed affermandosi anche come scrittrice.

Oggi la 65enne sarà ospite de La Volta Buona, in onda dalle 14 su Raiuno dove si racconterà in un’intervista realizzata dalla conduttrice del talk, Caterina Balivo. Nata nel 1959, studia Filosofia all’Università di Bologna e Cinema e Televisione a Los Angeles al USC (University of South California). Ha lavorato in televisione come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset, la7. Ha realizzato due cortometraggi. Uno dei due, “Taxi”, è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha scritto alcune sceneggiature e ha diretto il film “Luna e le altre”. Ha realizzato il documentario “Paolo Villaggio: mi racconto” selezionato all’ArtDocFest di Roma nel 2010 Insegna alla RUFA (Rome University of Fine Arts) nel dipartimento di cinema.

Elisabetta Villaggio, l’aneddoto sul padre

Collabora e ha collaborato con alcuni giornali e riviste cartacee e on line. Ha scritto il testo teatrale “Marilyn, gli ultimi tre giorni” che ha vinto il premio Donne e teatro XI edizione come Opera Prima ed è stato pubblicato da Borgia, curandone inoltre la regia teatrale per gli ultimi giorni in scena. Ha scritto la mise en scene “Io sono Virginia”, seguito dal romanzo “Una vita bizzarra” pubblicato ad ottobre 2013 da Città del Sole Edizioni, che ha ricevuto il Premio Anassilaos alla narrativa. Nel febbraio 2016 pubblica in lingua inglese del testo teatrale “Marilyn the last 3 days” edito da Panesi Edizioni. Lo stesso anno arriva il romanzo “La Mustang rossa” per La ruota edizioni.

Risale a quattro anni fa la pubblicazione di Fantozzi dietro le quinte edito da Baldini e Castoldi. Maggio 2022 pubblicazione di Marilyn un intrigo dietro la morte Panesi edizioni. Riguardo al padre sulle pagine del Corriere Della Sera ha raccontato un aneddoto legato alla prima volta al cinema , con l’uscita del film Fantozzi nelle sale: “Mio padre mi dette disposizione di non farci riconoscere e, facendo finta di nulla, capire quando e se il pubblico rideva. Mio fratello invece fu trascinato da mio padre con cui andò in alcuni cinema periferici per lo stesso motivo, in incognito, ovviamente”

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