Ieri, lunedì 14 aprile, papa Francesco ha proclamato l’architetto spagnolo Antoni Gaudí “venerabile servo di Dio”; il titolo rappresenta il primo passaggio verso la beatificazione e canonizzazione, attraverso il lungo processo con cui la Chiesa cattolica istituisce nuovi santi.
Armand Puig, il suo biografo ufficiale, nonché teologo, ha spiegato al quotidiano catalano La Vanguardia come diventare “servo di Dio” consenta a Gaudí di diventare un simbolo di virtù per i credenti. Sin dagli anni Novanta, in moltissimi hanno spinto per rendere l’artista beato o santo; nel 1992 a Barcellona è nata un’associazione con questo particolare scopo, assorbita assorbita nel 2023 dall’arcidiocesi della città, che ha accelerato la procedura.
Chi era Antoni Gaudí, creatore della Sagrada Familia

Gaudí, non a caso definito “l’architetto di Dio” sin dalla sua morte, nel 1926, è nato e vissuto in Catalogna. Profondamente devoto, ha sempre messo il suo ingegno e il suo mestiere al servizio della fede cristiana. Gli ultimi dodici anni della sua vita, infatti, sono stati dedicati interamente alla costruzione della Sagrada Familia, al punto di trasferirsi in un appartamento nei pressi del cantiere, per avere sempre sotto controllo l’andamento dei lavori. Lavori che sono durati così tanto sia per l’imponenza dell’edificio, che per l’ambizione e per i frequenti ripensamenti dell’architetto. Fino al giorno della sua morte, Gaudì cambiò spessissimo idea, facendo e disfacendo; come lui stesso si giustificava, però, «Il mio committente, Dio, non ha fretta».
La basilica, ancora incompiuta, dovrebbe essere terminata nel 2026, in tempo per commemorare il centenario della sua scomparsa. Anche per questo motivo, il processo ha subito un’improvvisa spinta in avanti. Dopo questa prima fase, si procederà con la beatificazione e con la canonizzazione; per ognuna di queste, occorrerà il riconoscimento dell’intercessione del candidato per almeno un miracolo. Per la santificazione, dunque, Gaudì dovrà averne compiuti almeno due.
Federica Checchia
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