Claudio Campiti, l’uomo che nel 2022 ha ucciso quattro donne in un bar di Fidene, nella periferia nord della capitale, è stato condannato in primo grado all’ergastolo dalla Corte di Assise di Roma. Sull’imputato pendevano le accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, tentato omicidio e lesioni personali. Il caso, all’epoca, ha avuto una grande rilevanza mediatica, specialmente per il modo in cui il reo confesso ha ottenuto l’arma da fuoco.

Campiti non possedeva un porto d’armi e la pistola non era sua. L’ha sottratta illegalmente a un poligono di tiro da lui frequentato. Secondo la legge, i ministeri dell’Interno e della Difesa devono supervisionare in modo costante questo tipo di attività, da cui l’accusa di avere una responsabilità civile negli omicidi, per omesso controllo, e la domanda di risarcimento per i familiari delle vittime. La Corte, tuttavia, ha respinto la richiesta ed escluso alcun tipo di coinvolgimento.

Claudio Campiti ha ucciso per i cattivi rapporti all’interno del consorzio

Campiti aveva una casa in un consorzio immobiliare in provincia di Rieti. I suoi rapporti con gli amministratori, contro i quali aveva sporto molte denunce, erano piuttosto tesi. Gli omicidi hanno avuto luogo proprio durante una riunione di condominio, alla quale partecipavano circa trenta persone. L’uomo ha bloccato la porta del bar e ha iniziato a sparare, ferendo molti dei presenti; tre donne sono morte quasi immediatamente, una quarta dopo giorni di agonia. La sparatoria si è conclusa solo quando l’impiegato sessantasettenne Silvio Paganini è riuscito a disarmarlo.

La difesa aveva chiesto l’assoluzione per Campiti, sostenendo che soffra di un disturbo mentale e che, quindi, sia incapace di comprendere appieno ciò che ha fatto. Erano a processo anche Bruno Ardovini, ex presidente della Sezione di Roma del Tiro a segno nazionale e Giovanni Maturo, dipendente del poligono. Il capo d’imputazione per tutti era l’omessa custodia. Il primo dovrà scontare tre mesi di carcere con pena sospesa, mentre il secondo è stato assolto.

Federica Checchia

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