Il nuovo governo tedesco è ancora in fase di formazione, ma i partiti coinvolti, i Cristiano-Democratici (CDU/CSU) di centrodestra e i Socialdemocratici (SPD) di centrosinistra, sono già in disaccordo su quale atteggiamento assumere nei confronti di AfD (Alternative für Deutschland), il partito più forte all’opposizione. Da sempre, verso le frange di estrema destra si applica il cosiddetto Brandmauer, ovvero un “muro di protezione”; i gruppi che fanno parte dell’esecutivo si impegnano cioè a non collaborare mai con AfD e a escluderla dalle cariche nelle istituzioni.
Qualche membro della CDU, però, non sembra concordare con questo tipo di approccio, scatenando un caso politico. All’origine del dibattito c’è un’intervista fatta al vice-capogruppo Jens Spahn, che sostiene che AfD vada trattata «come tutti gli altri partiti dell’opposizione», tenendo conto anche dei moltissimi voti ricevuti alle ultime elezioni, espressione della volontà popolare. Ha citato in modo esplicito le procedure parlamentari negate al partito estremista grazie al muro di protezione; non può, infatti, accedere né alla vicepresidenza del Bundestag sia delle commissioni parlamentari.
Il futuro governo tedesco scricchiola sulla questione AfD
A seguito della polemica nata dopo le sue dichiarazioni, Spahn ha specificato di aver parlato a titolo personale ma, in quanto ministro della Sanità nell’ultimo governo di Angela Merkel, è probabile che ricoprirà un ruolo di rilievo anche nel nuovo esecutivo. Il suo parere, dunque, non è solamente un’opinione. Alcuni colleghi della CDU concordano con le sue posizioni; tra loro l’altro vice-capogruppo, Johann Wadephul, il governatore della Sassonia, Michael Kretschmer e Philipp Amthor, uno dei nuovi volti del partito. Altri, invece, si sono detti contrari, mostrando il conflitto interno al partito.
Com’era prevedibile, la SPD non ha gradito queste affermazioni. La segretaria del gruppo parlamentare Katja Mast, ha specificato che «AfD non è un partito come gli altri, cerca di sovvertire le nostre istituzioni». Non si sa quanto questi ultimi sviluppi possano influire o meno sull’accordo raggiunto tra le due principali forze politiche, che deve ancora essere approvato dagli iscritti dei Socialdemocratici. Il voto di fiducia sul nuovo esecutivo è invece previsto il 6 maggio, e soltanto dopo inizieranno le trattative per gli incarichi parlamentari.
Federica Checchia
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