Giovedì una donna, Samia Kedim, è stata ritrovata senza vita nel suo appartamento di Udine, uccisa a coltellate. Il principale sospettato dell’ennesimo femminicidio dall’inizio del 2025 è suo marito, Mohamed Naceur Saadi, che stava scontando gli arresti domiciliari a Monfalcone dopo una condanna per maltrattamenti, lesioni aggravate e violenza sessuale verso la donna.

L’uomo aveva ottenuto due ore di permesso, tra le nove e le undici. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe tornato nel capoluogo friulano in treno, sarebbe entrato in casa con le sue chiavi e avrebbe aspettato Samia. Dopo averla colpita a morte ha preso l’auto della consorte, fuggendo; si è poi scontrato fatalmente con una betoniera che arrivava in senso opposto. Il pm Massimo Lia ha dichiarato che «l’ipotesi è che il soggetto si sia volontariamente diretto contro il camion a fini suicidari».

Femminicidio a Udine: la cavigliera elettronica non era attiva

Femminicidio udine
Samia Kedim, vittima del femminicidio avvenuto giovedì a Udine

Nel marzo del 2025 Saadi era stato condannato a cinque anni e quattro mesindi detenzione, dopo un anno di custodia cautelare. Aveva in seguito ottenuto i domiciliari, con due ore di permesso per due giorni a settimana per cercare un impiego e per fare la spesa. Era munito di una cavigliera elettronica che avrebbe dovuto monitorare i suoi spostamenti; l’apparecchio, però, non è mai stato attivo durante i permessi.

Gli agenti hanno scoperto la sua assenza solo dopo che, trascorso l’orario previsto, il dispositivo ha segnalato che l’uomo non era ancora rincasato. Il principale testimone è il minore dei loro tre figli, un ragazzo di quindici anni che, tornando a casa, ha incrociato il padre con i vestiti sporchi di sangue, e ha allertato subito la polizia.

Federica Checchia

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