Israele rifiuta la tregua di Hamas a costo di far morire gli ostaggi: smascherata la strategia di Netanyahu che non ha minimamente a cuore la vita del suo popolo.

Parlando di tregua e ostaggi, c’è una proposta concreta di Hamas che Israele finge di non vedere. La tregua in cambio della vita: la vita di quegli ostaggi che Netanyahu ha usato in maniera incessante e martellante nella sua propaganda. E ora che potrebbe vederli consegnati, cosa fa? Non li vuole, perché quello che vuole è annientare Gaza. Forse, ora è chiaro a tutti.

Mentre i numeri del massacro a Gaza superano le 51mila vittime e i bombardamenti israeliani colpiscono persino scuole e rifugi per sfollati, un nuovo possibile punto di svolta viene lanciato da Hamas: una proposta che, se accettata, potrebbe fermare il sangue. Ma il silenzio di Tel Aviv fa più rumore delle bombe.

La tregua di Hamas era più che ragionevole, ma è stata rifiutata

Non ci sorprende, o almeno, non dovrebbe. Secondo quanto riportato dal quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, Hamas è pronto a mettere sul tavolo del negoziato al Cairo un’offerta strutturata:

  • La liberazione simultanea di tutti gli ostaggi israeliani in cambio di detenuti palestinesi;
  • Il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza;
  • L’accesso garantito per gli aiuti umanitari;
  • Una tregua di cinque anni, sotto garanzie internazionali.

Ma non solo. Il gruppo si dichiara disposto a sospendere ogni attività militare durante questo periodo – niente armi, niente tunnel – e ad accettare la formazione di un comitato tecnico per la governance civile della Striscia, secondo una proposta egiziana, lasciando intendere anche una possibile riconciliazione con Fatah. Una proposta che, almeno sulla carta, ribalta la narrazione occidentale: Hamas non sarebbe dunque interessato solo alla lotta armata, ma a un compromesso strategico per fermare l’ecatombe.

Rifiutata la tregua proposta da Hamas: Israele abbandona i suoi ostaggi

Nel frattempo, la realtà sul terreno è quella di una Gaza martoriata.
Un raid all’alba ha colpito la scuola Jaffa, trasformata in rifugio per sfollati, causando la morte di almeno dieci persone, tra cui un bambino, secondo fonti della Difesa Civile. L’esercito israeliano – come spesso accade – non ha commentato.

E mentre la stampa internazionale è bloccata a varcare i confini della Striscia, solo fonti come Al Jazeera riescono a documentare la distruzione sistematica: centri sanitari, scuole, ospedali vengono colpiti con la giustificazione che siano usati dai miliziani. Ma è sufficiente questa accusa, mai provata, per annullare la vita di migliaia di civili?

Le ultime parole dal Vaticano

In questo clima, l’unica istituzione che sembra mostrare compassione – senza però rompere realmente con il potere – è il Vaticano. Il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha ricordato la costante attenzione di Papa Francesco per la comunità cattolica di Gaza, raccontando le telefonate quotidiane del pontefice durante i giorni peggiori della guerra.

Un gesto umano, senza dubbio. Ma anche un esempio della linea “neutrale” che la Chiesa ha scelto: vicinanza morale senza condanna esplicita, compassione senza denuncia politica. Troppo poco, troppo tardi.

La verità che nessuno vuole ammettere: non ci sarà una tregua con Hamas perché a Israele non interessa farla

Se questa proposta verrà respinta, non sarà solo la fine di un possibile spiraglio di pace: sarà la prova definitiva che Israele non ha alcun reale interesse a salvare gli ostaggi, ma li utilizza come leva strategica per legittimare l’annientamento sistematico di Gaza.

Il piano del governo Netanyahu non è negoziare, ma distruggere ogni infrastruttura civile, disintegrare il tessuto sociale palestinese, cancellare Gaza dalla mappa geografica e simbolica. È l’attuazione di una politica genocida, portata avanti sotto il pretesto della sicurezza nazionale, mentre il vero obiettivo resta la riedizione coloniale del territorio, con un controllo totale e permanente.

Tutto questo avviene sotto gli occhi di un’Europa paralizzata e di un’America ambigua, che parlano di “diritto internazionale” solo quando serve ai propri alleati. La complicità dell’Occidente non sta solo nel silenzio, ma nell’attiva legittimazione di uno squilibrio militare e diplomatico che ha ormai cancellato ogni parvenza di “conflitto bilaterale”

Lasciamo che accada, come se fosse normale, Come se non stessimo assistendo in diretta all’annientamento di un popolo.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine