La Romania ritorna alle urne per l’elezione del Capo dello Stato. Seggi aperti dalle 7 per un nuovo primo turno elettorale dopo il clamoroso annullamento dello scrutinio di novembre 2024 sulla scia delle denunce per interferenze nella campagna elettorale da parte di Mosca. Ora che il candidato filorusso Calin Georgescu è stato escluso dalla competizione, l’ultranazionalista George Simion guida i sondaggi, alimentando le preoccupazioni europee per una possibile svolta illiberale a Bucarest. Sullo sfondo, una serie di scenari di ballottaggio del 18 maggio delineano per Bruxelles prospettive radicalmente diverse: alcune rassicuranti, altre potenzialmente esplosive per l’Ue e la Nato.

Alle elezioni di oggi ci sono 11 candidati: se nessuno otterrà più del 50 per centi dei voti, come probabile, ci sarà il ballottaggio tra i due più votati il 18 maggio. Secondo i sondaggi il favorito è George Simion, leader del partito Alleanza per l’unità dei romeni (AUR) e il candidato scelto dall’estrema destra rumena dopo l’esclusione di Georgescu. È seguito a pochi punti di distanza (che variano a seconda dei sondaggi) da Crin Antonescu, il candidato europeista della larga coalizione al governo composta da Partito Socialdemocratico (PSD, di centrosinistra), Partito Nazionale Liberale (PNL, di centrodestra) e Unione Democratica Magiara di Romania (che rappresenta la minoranza ungherese in Romania). Al terzo posto c’è Nicușor Dan, candidato indipendente di orientamento liberale, attuale sindaco della capitale Bucarest.

Il favorito si proclama sostenitore di Donald Trump e punta a trasformare le elezioni “rubate” dello scorso anno in una vittoria, incanalando la frustrazione latente per il colpo di spugna con cui la Corte Costituzionale ha annullato la vittoria di un altro leader di estrema destra, Calin Georgescue gli ha vietato di ricandidarsi. Vantando un filo diretto con Washington e contando sul suo sostegno, Simion, leader del partito nazionalista AUR, è favorito al primo turno di un’elezione che in Romania è segnata più dalla stanchezza che dalla tensione della competizione. Tuttavia il Paese è a un bivio: il voto di domenica sarà il più importante dal crollo del comunismo.

Quando lo scorso novembre Calin Georgescu vinse il primo turno delle elezioni presidenziali, il mondo vide avvicinarsi alla presidenza un esoterista, un teorico della cospirazione, un estremista di destra filo-russo e un apologeta del movimento fascista cristiano ortodosso della Guardia di Ferro, in auge negli anni tra le due guerre. Una delle ragioni principali della sua vittoria era stata l‘uso intelligente dei social, in particolare TikTok, in una società che si è ampiamente sganciata dai media tradizionali. Una ragione più profonda del suo successo è però da ricercare nella frustrazione della società per lo stato del Paese.

Il sospetto che la Russia si fosse intromessa nelle elezioni di novembre in Romania non è stato provato e l’unico reato finora dimostrato è il finanziamento illecito della campagna elettorale. Simion, il più noto estremista di destra rumeno, responsabile di atti di violenza contro la minoranza ungherese in Romania, vorrebbe una Grande Romania che includa la Repubblica di Moldavia e parti dell’Ucraina, tanto che gli è vietato l’ingresso in entrambi Paesi. È arrivato secondo alle elezioni parlamentari dello scorso novembre, ottenendo circa il 18% dei voti. Insieme ad altri due partiti, l’estrema destra rappresenta circa il 35% di tutti i seggi in parlamento, dove negli ultimi anni Simion ha fatto notizia per aver aggredito un ministro e aver minacciato di stuprare un’ex membro del suo movimento.