In questi giorni sta girando una raccolta firme, in riferimento a un possibile referendum sul matrimonio egualitario, che prevederebbe il superamento delle unioni civili e la possibilità per le coppie dello stesso sesso di unirsi in matrimonio e non più solo civilmente. Il quesito così posto, però, potrebbe essere controproducente: mirando ad abrogare alcune parti della legge Cirinnà infatti, si porrebbe sullo stesso piano l’unione civile e il matrimonio, senza permettere però l’accesso a quest’ultimo.

Referendum matrimonio egualitario, dubbi sul testo proposto

Rete Lenford, una rete di avvocati ed esperti legali specializzati nella tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+, ha spiegato come il testo del quesito proposto “vuole mantenere le unioni civili introdotte nel 2016, eliminando le parti che le differenziano dal matrimonio anche rispetto alla filiazione”. Questo, in caso di ipotetica vittoria, sarebbe un problema. Infatti, “le coppie same sex potrebbero continuare soltanto a unirsi civilmente, parificando gli effetti della loro unione a quelli matrimoniali, ma non potrebbero sposarsi”. Inoltre, aggiungono, “anche se si raccogliessero almeno 500.000 firme entro il 3 agosto 2025 e anche se il referendum venisse giudicato ammissibile (e, quindi, effettivamente proponibile) dalla Corte costituzionale, un esito favorevole nelle urne non introdurrebbe in Italia il matrimonio per coppie formate da persone dello stesso sesso”.

Il quesito proposto per il referendum vuole abrogare specifiche parti della legge Cirinnà del 2016 (legge 20 maggio 2016, n. 76), che disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze. L’obiettivo è quello di avvicinare il regime giuridico delle unioni civili a quello del matrimonio. Il testo del quesito recita: “Volete Voi che sia abrogata la legge 20 maggio 2016, n. 76, limitatamente a: Art. 1, comma 20, con riferimento alle parole: La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonché alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184.; Art. 1, comma 21, comma 22, comma 23, comma 24, comma 25 e comma 26, integralmente”. Paradossalmente, non ci sarebbe matrimonio egualitario per tutti. I referendum abrogativi come questo non possono modificare direttamente una legge o introdurre nuove disposizioni, ma abrogano solo determinate parti di una legge esistente.

Marianna Soru

Seguici su Google News