“Dietro ogni curva un sogno in rosa”, recita lo scioccante manifesto affisso tra le vie di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, cittadina scelta come quarta tappa del Giro d’Italia 2025. In foto, una ragazza -apparentemente molto giovane- inquadrata di spalle mentre indossa degli shorts rosa molto sgambati e un casco in testa. Nonostante l’aspetto da campagna pubblicitaria anni Novanta, non stiamo parlando di uno spot di abbigliamento intimo, ma di una locandina legata al celebre passaggio dell’evento sportivo in corso.
Ci troviamo di fronte, ancora una volta, a una strumentalizzazione del corpo femminile, spersonalizzato e forzato in un contesto che non lo riguarda. L’allusione maccheronica alla sessualità riprende un trend, molto in voga in passato, che vedeva donne attraenti messe in bella mostra per promuovere di tutto, dall’automobile a materassi e cuscini. Un’abitudine ad oggi leggermente decaduta ma, come mostrano i recenti avvenimenti, mai del tutto superata.
Manifesto sessista al Giro d’Italia: la denuncia di Emergency
A denunciare il fatto è stato il gruppo locale di Emergency, che ha chiesto la rimozione immediata dei manifesti incriminati. Nella nota da esso pubblicata si legge: «Il rispetto dei diritti delle donne (in particolare) e dei diritti umani deve essere una pratica quotidiana, per superare le disuguaglianze di genere nella nostra società e rompere con l’eredità culturale maschilista e sessista del nostro Paese».
Di fronte alle numerose critiche, il sindaco di Torre Santa Susanna Michele Saccomanno, di Forza Italia, avrebbe potuto trasformare le critiche in uno spunto di riflessione e autoanalisi. Ha, invece, scelto di minimizzare la gravità del poster e del suo significato, dichiarando: «Nell’opinione riscontrata nei cittadini consultati non vi è stata nessuna rimostranza di provocato scandalo, ma anzi apprezzamento per la bellezza del manifesto».
La vicenda è finita sulla Gazzetta del Mezzogiorno e, sotto il post pubblicato sui social, si è subito acceso il dibattito. Molti utenti hanno manifestato indignazione per il manifesto; altri, però -tra cui molte donne- hanno tacciato i detrattori di bigottismo, invitandoli a prendere il gioco di parole con ironia.
Un’occasione mancata per lo sport e per la società
Purtroppo, sulla questione, c’è ben poco da ridere. Gli stereotipi di genere sono ancora estremamente radicati nella nostra società e nella cultura e, come dimostrano quotidianamente i fatti di cronaca, spesso rappresentano il seme dal quale, in futuro, potrebbero nascere atteggiamenti violenti che, nei casi peggiori, culminano in abusi e femminicidi. Oggettificare un corpo, in questo caso quello femminile, rischia d’insegnare ai bambini e alle bambine che una donna può essere trattata come un pezzo di carne e non come un essere umano senziente e meritevole di rispetto.
Alla competizione, come ogni anno, partecipano diversi corridori italiani, oltre che grandi nomi del ciclismo internazionale, e l’eco delle prodezze del campione Tadej Pogačar, vincitore della passata edizione, sta riaccendendo l’interesse verso questo sport. Ridurre una manifestazione importante come il Giro d’Italia alle solite chiacchiere da bar, anziché sfruttarla per avvicinare anche le nuove generazioni -di ambo i sessi, naturalmente- è più di un’occasione mancata. È una sconfitta, una di quelle brutte cadute che ogni tanto si vedono durante una volata. Purtroppo, sembra che per recuperare, e per raggiungere il traguardo della parità di genere, occorrerà pedalare ancora a lungo.
Federica Checchia
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