Un tribunale in Thailandia ha emesso diciassette mandati d’arresto per il crollo di un grattacielo ancora in costruzione a Bangkok durante il sisma di magnitudo 7.7 dello scorso marzo. Secondo quanto riferito dai media locali la polizia avrebbe rilevato alcuni problemi strutturali nell’edificio, in particolare rispetto a un vano ascensore non a norma. Nei progetti, la struttura avrebbe dovuto ospitare un ufficio thailandese che si occupa di controllare i sistemi di gestione dei finanziamenti pubblici.
I mandati coinvolgono persone che hanno preso parte alla progettazione, costruzione e supervisione del palazzo, di cui però non si conosce ancorall l’identità. L’unico nome già emerso è quello di Premchai Karnasuta, l’ex presidente della Development, un’azienda edile italo-thailandese.
Al grattacielo crollato a Bangkok stavano lavorando quattrocento persone
Il grattacielo era in costruzione da tre anni, con un costo di oltre due miliardi di baht thailandesi , circa cinquantanove milioni di dollari. Oltre quattrocento operai erano presenti sul posto al momento del crollo e droni, cani antidroga, gru ed escavatori sono intervenuti per contribuire alle operazioni di salvataggio. Nei giorni successivi al crollo, i soccorsi hanno estratto dalle macerie i corpi di ottantanove persone che si trovavano all’interno; ci sono ancora sette dispersi.
Ad essere colpito dal terribile terremoto era stato soprattuto il Myanmar; oltre tremila persone hanno perso la vita. In Thailandia i danni erano stati riscontrati in particolare a Bangkok; tutti i grattacieli avevano però resistito alle scosse, fatta eccezione per quello incriminato.
Federica Checchia
Seguici su Google News





