Diciassette membri della Guardia costiera greca sono stati incriminati per il loro ruolo nel gravissimo naufragio che ha avuto luogo in Grecia nel giugno del 2023, in cui hanno perso la vita centinaia di persone migranti. Il tribunale navale del Pireo ritiene che il peschereccio Adriana sarebbe rimasto alla deriva per oltre quindici ore prima dell’intervento del corpo della Marina Militare, nonostante l’agenzia di frontiera Frontex avesse localizzato la sua posizione.
Stando alle ricostruzioni, inoltre, la motovedetta avrebbe provocato il capovolgimento dell’imbarcazione nel tentativo di trainarla verso le acque di competenza italiana. La barca era poi affondata circa ottanta chilometri a sud-ovest dalla città greca di Pilo. Il giornale greco Kathimerini, all’epoca, aveva scritto che a bordo ci sarebbero stati soprattutto uomini provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan.
Il naufragio del peschereccio Adriana ha provocato centinaia di morti

Il peschereccio era partito da Tobruk, in Libia, ed era diretto verso l’Italia; è affondato nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2023. Delle centinaia di persone a bordo, centoquattro sono state tratte in salvo, mentre i corpi senza vita di ottantadue naufraghi sono stati recuperati dall’acqua. I dispersi, invece, sono circa cinquecento, anche se non è mai stato possibile accertarne con precisione il numero.
Dopo l’incidente, la Guardia costiera greca aveva diffuso un comunicato in cui sosteneva che, alcune ore prima del naufragio, i migranti a bordo dell’ex peschereccio avrebbero rifiutato l’assistenza di una nave della Guardia costiera che si era avvicinata per aiutarli.
Federica Checchia
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