Classe 1999, Andrea Modesti è un giovane artista con una visione ben chiara del mondo. Con all’attivo un portfolio di circa 30 opere, Andrea ha iniziato nel 2013. Nel 2022 grazie alla sua costante ricerca ha potuto esporre la sua prima mostra personale “Anime Prive – In cerca di cibo”, tenutasi in quello che è lo splendido quadro della Cappella Orsini nella primavera del 2022. “Quando dipingo si crea in me un continuo vortice di fortune e sincronicità che mi porta sempre più in alto: questo è per me l’unico modo possibile di comunicare con l’esterno in maniera pura e reale”, dice l’artista.
Chi è Andrea Modesti, l’artista che dipinge la realtà attraverso i volti

MM: Hai cominciato il tuo percorso da giovanissimo, sviluppando la passione per l’arte a 13 anni prima di cominciare il liceo, per poi proseguire con l’Accademia. Quanto ritieni importante il percorso di studi nel tuo percorso? Pensi che saresti riuscito ad esprimere lo stesso la tua arte e la tua visione del mondo senza aver fatto l’Accademia o il Liceo Artistico?
Sicuramente studiare la storia dell’arte è stato un passo fondamentale per comprendere i diversi codici artistici del passato e reinterpretarli nella mia ricerca personale. A livello pratico, non credo che i miei studi accademici abbiano consolidato il mio approccio alla pittura, quanto piuttosto la continua volontà di esplorare la mia ricerca artistica attraverso gli errori e le scoperte che ho fatto nel corso degli anni. Ogni dipinto deve insegnarmi qualcosa, che cercherò di applicare nel lavoro successivo.
MM: Chi sono gli artisti (vivi o meno) che hanno ispirato la tua arte, se ci sono? C’è in particolare una corrente a cui fai riferimento e che ti ha ispirato sia per tecniche che per tematiche?
Il mio pittore preferito è Amedeo Modigliani, motivo per il quale ho approcciato la pittura con il ritratto. Ho sempre visto i suoi soggetti come se avessero “qualcosa in più” rispetto gli altri, come se l’anima c’è l’avessero davvero. Sono affascinato dalla poetica di De Chirico e Guttuso. Ho iniziato a disegnare in carboncino a 9 anni davanti i video di Guttuso mentre dipingeva i “peperoni”. Attualmente, una delle principali fonti di ispirazione per il mio lavoro è la vulnerabilità di Marina Abramović. La sua capacità di usare il corpo come un vero e proprio strumento di denuncia sociale, una tela parlante che racconta le sofferenze e le lotte dell’essere umano, mi affascina profondamente. La sua arte è una testimonianza potente della fragilità e della forza dell’individuo, e questa dualità continua a nutrire la mia ricerca artistica.
MM: Gran parte delle tue opere sono olio su tela, anche se utilizzi comunque diversi materiali (come addirittura l’acqua di mare). Ma hai mai pensato di esplorare nuovi supporti che non siano la sola tela?
Al momento preferisco concentrarmi sulla tela, sto continuando a studiare, capire e conoscere il mio codice artistico e i mezzi con cui lavoro, tuttavia mi piacerebbe dipingere sul ghiaccio, un giorno.
MM: Parliamo della tua esperienza alla Cappella Orsini, nella tua prima mostra “Anime Prive in cerca di cibo” del 2022: la curatrice Claudia Rebecca Saso ti ha definito “Un artista giovane attento alla cronaca e alle tematiche sociali che non tralascia però la speranza nel futuro”. Nelle tue opere, che se vogliamo sono anche di denuncia, i tuoi soggetti sono principalmente donne: c’è un motivo dietro questa scelta? Come mai le tue opere raffigurano principalmente volti femminili?
Non dipingo mai l’uomo in se perché lo sono io stesso e conosco la sua natura. Gli occhi di una donna sono diversi. Ho provato una sola volta a dipingere un uomo, ed ora quel dipinto è girato nel mio studio.
MM: Collegandoci a quest’ultima domanda: come mai scegli di rappresentare principalmente volti, e di conseguenza sguardi, che raccontano emozioni e dolori?
Perché è tramite gli occhi che si capisce chi si ha davanti. Ed io amo ritrarre gli occhi di quelli sconfitti.
I miei soggetti non sono altro che quelle domande semplici, che spesso ci facciamo da bambini, come il perché i più grandi facciano la guerra. In realtà non cerco risposte, ma spero che i miei dipinti possano in qualche modo, seppur minimo, di sensibilizzare i temi che cerco di rappresentare.
Marianna Soru
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