Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna eccezionale che con la sua grande carriera scacchistica ha dato un enorme contributo all’emancipazione femminile in un mondo declinato spesso al maschile. Il suo nome è Nona Gaprindashvili e questa è la sua storia

Nona Gaprindashvili, gli inizi negli scacchi e le vittorie nei campionati mondiali

Lo spazio di LetteralMente Donna è dedicato a Nona Gaprindashvili, fonte chess.com
Nona Gaprindashvili, fonte chess.com

Cresciuta in Georgia, Nona Gaprindashvili ha imparato ad amare il calcio, l’Arsenal e il Barcellona , il ping pong e il biliardo grazie alle attitudini dei suoi quattro fratelli. Poi un giorno quando aveva 13 anni venne convocata, su proposta del fratello che era prima scacchiera della squadra, in un torneo di scacchi. La Garpindashvili racconta, come riportato da Uno scacchista, quegli anni così: “Il torneo si giocava a Tbilisi, io abitavo in un paese abbastanza distante, ma andai e giocai bene, tanto che un allenatore mi notò e mi propose di continuare.
I miei tentennarono un po’ ma avevo uno zio a Tbilisi che poteva ospitarmi, così ho iniziato, quasi per caso, la mia carriera; in poco tempo ho conseguito ottimi risultati e già nel 1956, a 15 anni, ero campionessa della Georgia e poi dell’Urss”.

La svolta definitiva per questa giocatrice, nata nel 1941, arrivò nel 1961 quando a soli vent’anni vinse nell’allora Yugoslavia il Torneo delle Candidate guadagnandosi il diritto di sfidare la campionessa del mondo Elisabetta Bykova. Nonostante i quasi trent’anni di differenza la Garpindashvili vinse il titolo difenendolo dagli assalti di diverse giocatrici per 16 anni. A quel periodo si aggiungono le partecipazioni alle Olimpiadi degli scacchi che vanno dal 1963 al 1995 di cui ricordiamo gli undici ori vinti a squadre e i 9 nove individuali. Nel mezzo tante vittorie contro più di 50 giocatori maschi.

Vincere in un mondo di uomini

Il fatto che una donna batta un uomo non è coso da poco in un ambiente dove esse hanno da sempre avuto poca considerazione. Disse, infatti, il celebre campione scacchista Bobby Fisher, in un’intervista del 1961 che “Le donne non dovrebbero giocare a scacchi: sono come i principianti”. A queste parole una grande giocatrice come la Gaprindashvili rispose che: “Le cause della superiorità scacchistica degli uomini sono molteplici: la principale è la grande diffusione che il gioco ha sempre avuto nell’ambiente maschile; logicamente più sono gli uomini che giocano, più numerosi sono quelli che diventano maestri. Le donne non hanno molto tempo per dedicarsi agli scacchi, a causa delle molte responsabilità della vita di tutti i giorni: famiglia, casa, figli. Per una donna raggiungere la parità in questo campo è pertanto difficile.”

Ciò nonostante la celebre giocatrice georgiana riuscì a diventare, come prima donna in assoluto, Gran maestro di scacchi nel 1977 dopo aver vinto il torneo open di Lone Pine. Ricorda la Gaprindashvili di quella gara che: “ho giocato delle partite molto belle; in particolare ricordo quella con il GM Peters, in cui perseguii un’idea fin dalla prime mosse e la portai a conclusione.
Devo dire che con me gli uomini giocavano fino all’ultimo, mentre tra loro magari facevano delle patte senza combattere eccessivamente”.

La causa contro Netflix

Qualche anno fa Nona Gaprindashvili aveva fatto causa a Netflix dopo la messa in onda della famosa serie tv “La regina degli scacchi” di Scott Frank. In particolare la diatriba era sorta dopo il riferimento negli ultimi episodi della serie alla Gaprindashvili indicata semplicemente come una grande giocatrice che non aveva mai giocato contro gli uomini. Un fatto considerato come sminuente, degradante e sessista dalla vera regina degli scacchi. Netflix, dal canto suo, si era appellata al primo emendamento definendo una frase in questione citata dalla Gaprindashvili come una semplice licenza cinematografica di una serie di pura fantasia.

Tuttavia la celebre giocatrice georgiana ha chiesto cinque milioni di dollari di risarcimento dimostrando con tanto di documenti legali che, nel 1968, anno a cui era riferita la citazione del suo personaggio, aveva già gareggiato contro più di 50 uomini. Per questo la causa legale si conclusa con un patteggiamento tra le parti di cui non sono stati rivelati i dettagli.

Stefano Delle Cave

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