Metà del mondo sta seguendo con apprensione l’acceso scontro tra Elon Musk e Donald Trump, un tempo alleati, ora acerrimi nemici. L’altra metà, invece, aveva indovinato l’epilogo della loro bromance con uno scarto di almeno sei mesi. Che siate caduti dal pero o che abbiate già messo i popcorn in microonde, poco importa: la rapida escalation che ha incrinato -forse per sempre- il rapporto tra due degli uomini più potenti del pianeta, terrà banco per le prossime settimane.
Dopo una serie di reciproche accuse d’ingratitudine e insulti di vario genere, il patron di Tesla ha deciso di calare il poker d’assi. Su X, il social network di sua proprietà, ha infatti pubblicato il seguente post: «È ora di sganciare la bomba più grande: Donald Trump è nei file di Epstein. Questo è il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici. Buona giornata, Djt!». Ha poi rincarato la dose: «Segna questo post per il futuro. La verità verrà a galla».
Il rapporto tra Donald Trump e Jeffrey Epstein

Senza troppi giri di parole, l’imprenditore ha suggerito un coinvolgimento del presidente nelle attività criminali di Jeffrey Epstein, il finanziere che nel 2019 si è suicidato nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan, dove era detenuto con l’accusa di aver sfruttato sessualmente decine di minorenni. Gli “Epstein files” da lui tirati in ballo non sono altro che i documenti riservati dei processi, molti dei quali non sono ancora stati resi pubblici.
Trump, in effetti, conosceva bene Epstein, per anni suo vicino di casa in Florida. Nel 2002, il tycoon lo aveva definito «un tipo eccezionale» con la passione per le belle donne, «e molte sono più giovani di lui». Quando, nel 2019, l’uomo era finito in manette, il presidente aveva però preso nettamente le distanze da lui, declassando la loro amicizia a una semplice conoscenza e confutando se stesso con la frase «Non ero un suo fan».
I documenti misteriosi, tra ritardi e cancellazioni
A febbraio, su indicazione della procuratrice generale Pam Bondi, l’amministrazione Trump ha diffuso una minima parte della documentazione. Il materiale, tuttavia, era già noto, e presentava diversi passaggi cancellati. Da allora, non sono stati pubblicati altri file, a detta di Bondi «per proteggere le vittime» mentre le indagini sono ancora in corso.
Lo scorso anno, un tribunale federale ha desecretato un’altra parte dei documenti. Neanche in questi, però, sono state citate persone di spicco potenzialmente complici del sistema criminale di Epstein. Nelle pagine si leggono solo nomi già noti, come il principe Andrew, Mick Jagger, Michael Jackson e l’attore Alec Baldwin. Se in questo elenco, un domani, dovesse apparire anche il nome di Donald Trump, il presidente potrebbe andare incontro a grandi problemi, e sapere che, a scatenare il tutto, potrebbe essere stato proprio il suo “amico” Elon Musk, renderebbe il suo boccone ancora più amaro.
Federica Checchia
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