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Ottobre 23, 2020, venerdì

Di cosa è veramente colpevole Michael Jackson?

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Oggi, Michael Jackson, avrebbe compiuto sessantadue anni. La sua è stata la carriera più illuminata e travagliata della storia del pop mondiale. Non a caso, lo ricordiamo come il Re indiscusso del Pop. Non basterebbe tutto l’infinito materiale diviso in bibliografia autorizzata o meno, filmati pubblici e inediti, testimonianze, recensioni, canzoni, prodotti artistici, videoclips e documentari per contenere l’ampia narrazione del cantante e ballerino che ha fatto la fortuna di produttori e discografici del tempo.

Così come non è sintetizzabile l’amore e l’ammirazione dei suoi innumerevoli fans in giro per il mondo. Michael Jackson ha cambiato la storia della musica, anzi, ha fatto la storia della musica. Inevitabile è quindi, da parte nostra, il consiglio di un maggior approfondimento sul lato artistico in termini di produzioni di album ed eventi nella sua carriera lunga quarantacinque anni, che ha segnato la cultura pop di intere generazioni.

Michael Jackson: Il Re del Pop e l’essere umano

Il lato che in questo articolo ci piacerebbe approfondire, consapevoli di iniziare un discorso articolato e sicuramente di non finirlo, è quello umano. La componente umana è stata la carezza e il pugnale di Michael Jackson. L’essere umano, in questo caso, è analizzato attraverso il modo di vivere l’umanità stessa, considerare i pro e i contro che si incontrano nella vita quando vieni proclamato dal mondo intero un Re.

I Re, figure così vicine all’onnipotenza, sono legate dal filo trasparente dell’uomo lontano dalle luci della ribalta, dai tappeti rossi, dalla fama, dalla potenza di essere unico e inimitabile. Questo uomo, questo essere umano nascosto dietro il mantello dell’invicibile Re, è l’uomo di vetro, l’uomo fragile, il bambino smarrito. La verità è che Michael Jackson un Re non voleva esserlo. O, almeno, avrebbe preferito che i Re mostrassero senza timore quell’aspetto umano da cui il mondo sembra allontanarsi.

Le accuse contro MJ per pedofilia: I casi Chandler e Arvizo

Un mondo approfittatore e bugiardo, che guarda quel Re come qualcosa da sbranare, ingiuriare, sottomettere alle logiche di sistema, ritrovo di squali divoratori. Il profilo di Michael Jackson, dal punto di vista processuale, è stato a lungo macchiato dalle accuse di pedofilia. Un tema squallido, pericoloso, soprattutto se viene additato ad una figura di risalto universale. Il 23 agosto 1993, fu accusato per la prima volta di molestie sessuali su minore dal padre di Jordy Chandler che formalizzò l’accusa in sede civile e non penale, con lo scopo di ottenere da Jackson un risarcimento in denaro.

Accuse dimostrate infondate e legate dal desiderio del padre del piccolo Jordy di estorcere denaro a MJ per una vendetta personale. Poi, nel 2003, ci riprovò il giornalista Martin Bashir, in seguito ad un documentario sulla vita quotidiana del cantante. Nel febbraio del 2003 fu mandato in onda: in una scena, si vedeva Jackson mano nella mano con Gavin Arvizo, ragazzino di tredici anni malato di cancro.

Documentario trasmesso in maniera distorta, pur di condannare moralmente ed eticamente i comportamenti di Michael Jackson nei confronti del ragazzino. La polizia di Santa Barbara perquisì il Neverland Ranch e spedì al cantante un mandato d’arresto per presunti abusi sessuali su minori. Jackson fu arrestato con a carico sette capi d’imputazione per presunte molestie su minore e due accuse per presunta somministrazione di un agente intossicante a un tredicenne.

La sentenza e l’innocenza di Michael Jackson

Sia nel 1993 e sia nel 2003, Michael Jackson, per la legge degli Stati Uniti d’America fu dichiarato senza ombra di dubbio innocente. La nostra riflessione parte proprio da qui. Jackson ha avuto un’infanzia molto difficile che risale all’epoca dei Jackson 5. Maltrattamenti da parte del padre, poi con l’avanzare dell’età e del successo, i suoi problemi con se stesso dovute alle varie malattie dell’epidermide. La sua dipendenza dagli antidolorifici causata da un incidente nella preparazione di uno spot con Pepsi. Questo è il prezzo da pagare quando diventi l’artista più premiato della storia. E allora, se dalle accuse di pedofilia è stato assolutamente scagionato e certificata la sua estraneità sui fatti, di cosa è veramente colpevole Michael Jackson?

Quando sei pubblicamente sovraesposto a quei livelli, l’uomo fragile si ritrova metaforicamente sul tetto più alto del pianeta a fare i conti con l’altezza, con le vertigini e con la paura di cadere giù. E praticamente ti ritrovi da solo. Se cadi e ti schianti al suolo, gli avvoltoi sono pronti a banchettare sulla tua carcassa. MJ questa sensazione l’ha vissuta più volte e, da uomo sensibile e generoso qual era, si è fatto distruggere dal sistema criminale creatosi intorno alla sua popolarità mediatica e alla sua fortuna economica. Fino all’ultimo giorno, quel maledetto 25 Giugno del 2009.

Michael Jackson - Photo credits: GettyImage
Michael Jackson – Photo credits: GettyImage

Il valore e l’importanza della giustizia ai tempi di Internet

Il peccato mortale di Michael Jackson è stato quello di circondarsi di mostri con la bava alla bocca. Un peccato naturalmente commesso in buona fede, tant’è che non sono poche le azioni benefiche e gli aiuti umanitari alle persone di tutto il mondo che vivevano in condizioni disumane. Jackson, usato e manipolato, è l’esempio di come quel sistema sia dannatamente lurido e ambiguo. Altro che pedofilo. Purtroppo, le macchie di queste accuse sono state e sono tutt’oggi la vera condanna di questo artistista. Tutt’oggi si collega il nome di Michael Jackson a quello della pedofilia, sia nei salotti buoni e sia nelle strade di periferia. Così come abbondano in rete illazioni e continue denunce da parte di personaggi poco credibili, mistificazioni sulla sua figura umana.

La verità non è in questo articolo e neppure tra le opinioni degli innocentisti e dei colpevolisti. La verità sta nella giustizia che ha espresso per ben due volte un giudizio chiaro e netto: Innocente. La giustizia, spesso martoriata e sputtanata, dovrebbe riacquisire quello status di rispettabilità. In molti, ancora non hanno rispetto per la giustizia e per il suo valore civile. Per il bene di questa società, è giusto perseguire il fine ultimo della giustizia e del suo significato. Soprattutto quando si esprime nelle sedi opportune e non sui social o su internet rendendo tali illazioni dei veri e propri stereotipi di lunga data.

A cura di Gianrenzo Orbassano

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Gianrenzo Orbassanohttp://www.metropolitanmagazine.it
Studente in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.
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