La procura di Napoli ha aperto un’indagine sulla possibile falsificazione di alcuni documenti relativi alla laurea di Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice al centro di uno scandalo che a settembre scorso aveva portato alle dimissioni del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
La Guardia di finanza ha acquisito documentazione negli uffici di tre università: la “Parthenope”, la “Pegaso” e la “Luiss Guido Carli”. L’indagine, come spiega Repubblica, è partita dopo una segnalazione della “Pegaso” e prende in esame due filoni. Il primo riguarda un’autocertificazione (non firmata) allegata in occasione del trasferimento di Boccia dalla “Parthenope” alla “Pegaso”, l’ateneo telematico dove poi l’imprenditrice ha conseguito la laurea in Economia nel 2023.
Nell’indagine, quindi, Maria Rosaria Boccia è accusata di falso e truffa sul suo percorso di laurea, per presunte irregolarità nel trasferimento dall’istituto dove ha iniziato gli studi (l’università statale di Napoli Parthenope) a quello dove li ha completati (la Pegaso, un’università online), ma è anche accusata del reato di falsa attribuzione di lavori altrui, cioè di aver plagiato la tesi di laurea.
La Gdf, fa sapere Il Mattino, punta ad acquisire «files, estratto curricolare, esami sostenuti (con i relativi voti sulle camicie) e relativi video (qualora siano stati sostenuti da remoto), libretto e quant’altro riconducibile alla carriera universitaria della studentessa Boccia». Da un lato di lavora per accertare se il passaggio dalla Parthenope alla Pegaso è avvenuto correttamente. I riflettori sono sul documento di autocertificazione che attestava il numero di esami sostenuti. Poi c’è la tesi di laurea. Sulla quale c’è un giallo a parte che coinvolge una studentessa laureata alla Luiss nel 2019. La studentessa ha svolto l’elaborato sullo stesso argomento di Boccia. Probabilmente gli investigatori hanno usato una app per capire se il contenuto sia stato copiato. L’università Pegaso ha svolto un’istruttoria interna dopo il caso. E proprio da lì sarebbero partiti i dubbi che oggi la procura di Napoli vuole chiarire. A Roma invece si cerca di comprendere se ci siano notizie di reato nella collaborazione con l’ex ministro del governo Meloni.





