Beccamorta, pseudonimo di Maria Veronica Zinnia, è una content creator e necroturista con una forte passione: raccontare storie di vita di chi è morto da oltre cento anni. Nei suoi profili, su Instagram e TikTok, le sue narrazioni sono sempre delicate; fra trafiletti storici, persone comuni e storie struggenti, epitaffi antichi e malinconici, foto sbiadite incastonate in marmi vetusti ed esistenze commoventi, Beccamorta racconta un tempo perduto ma tuttavia necessario per comprendere il presente.

Intervista a Beccamorta, la custode dei dimenticati

Beccamorta
In foto Beccamorta

M.M.: Da dove nasce la tua passione per l’universo funebre e perché hai scelto di raccontare storie di persone vissute tanto tempo fa?

Beccamorta: È una passione che nasce da una curiosità, una curiosità che ho fin da quando ne ho memoria. Il primo cimitero in cui sono entrata è stato quello di Medicina (BO), dove riposa la mia famiglia da parte di padre. Il mio sguardo cadeva sempre sulle altre tombe specialmente quelle molto vecchie, provavo tenerezza perché mi chiedevo: “Io ora sto portando dei fiori a mio nonno, ma perché nessuno porta più dei fiori a loro?” È una domanda che mi
sono sempre fatta, chi erano, cosa facevano, perché nessuno si ricorda più di loro. Ora ho deciso di dare una
risposta, non solo a me ma anche a tutte le persone che mi seguono e che mi confessano di essersi sempre fatti
la stessa mia domanda.

M.M: Il necroturismo è un settore sempre più in espansione che conta decine di appassionati, tuttavia c’è
ancora qualcuno che storce il naso a riguardo: Ti sono mai capitate situazioni spiacevoli in cui altre
persone puntavano il dito contro la tua passione?

Beccamorta: Fortunatamente ho pochissimi haters, perché ho una cerchia molto fedele di persone che capiscono Il mio modo di divulgare determinati argomenti. Tuttavia ogni tanto sbuca fuori la persona che magari non ha idea ciò che faccio e generalizza la parola “necroturismo”, purtroppo non sempre viene associata al turismo legato ai cimiteri
monumentali ma alle persone che visitano luoghi come Auschwitz o simili senza portare un minimo di rispetto.
Quindi per questo alcuni pensano che sono l’ennesima persona morbosa che visita cimiteri per hype o per chissà
quale feticcio strano, c’è ancora molta ignoranza in giro. Dipende sempre e solo dal modo in cui si visitano i
luoghi, non è il luogo in sè il problema.

Beccamorta, l’importanza della memoria e la scelta delle storie da narrare

M.M: Nei tuoi profili social compare una dicitura emblematica che ben descrive il tuo lavoro: ”La custode dei dimenticati’’. Quanto è importante per te la memoria nella vita quotidiana e in quello che fai?

Beccamorta: La memoria per me è molto importante, ci permette di conoscere e di non dimenticare il passato per poter migliorare il futuro. Io sono nata a Bologna e grazie alle storie dei defunti centenari Bolognesi sto imparando così tante cose della mia città che non sapevo, cose che neanche nei libri di storia si trovano, nei cimiteri sì, basta solo saper guardare con occhi diversi e ascoltare.

M.M.: Quello che colpisce è la tua delicatezza nel raccontare esistenze antiche di chi non è più in questo mondo. Come scegli le persone e le storie delle narrazioni che divulghi, ci sono dei criteri particolari?

Beccamorta: Sono sincera, vorrei parlare di tutti quelli che incontro nei sotterranei dei cimiteri! Ma tornando a noi, inizio con il dire che ho una grande passione per il periodo tardo Vittoriano e soprattutto per il periodo Edoardiano. Quindi fin dal principio mi attiravano molto le fotografie che si trovano sulle lapidi risalenti al tardo ottocento e primissimi del 900, queste tombe solitamente si trovano nella parte sotterranea dei cimiteri, le mie ricerche partono sempre da lì, mi lascio guidare dall’istinto, dai loro volti, ma specialmente dagli epitaffi particolari che la famiglia ha scelto di far incidere e che creano sin da subito una connessione: piccole informazioni che fanno scattare in me quell’empatia che mi fa dire “Ok, magari tu hai qualcosa da dire”.

Epitaffi, storie antiche e verità ritrovate

M.M.: Domanda gettonata e che desta sempre curiosità: Come fai a reperire le varie informazioni sulla vita dei defunti che scegli, poi, di raccontare?

Beccamorta: Si, è una delle domande che mi viene fatta spesso in effetti. Riallacciandomi alla risposta precedente, molte di queste lapidi hanno incisi sopra degli epitaffi che raccontano brevemente la vita del defunto, non era raro che in caso di decesso “particolare” scrivessero anche questo. Su molte tombe trovo scritto che sono morti durante
“tragici e pietosi eventi”, durante “sciagure” oppure “destino inesorabile”, era un dire senza dire, così mi segno la
loro data di morte e vado personalmente alla biblioteca universitaria di Bologna in cui si possono consultare i
microfilm delle vecchie edizioni dei quotidiani locali, quasi sempre queste morti sono stato caso di cronaca e di
conseguenza riesco a trovare la notizia del decesso di quella persona.

M.M.: Delle storie che hai narrato nel corso del tempo, ce n’è qualcuna che ti ha colpito particolarmente?

Beccamorta: In realtà troppe! Tutte le storie di cui parlo mi colpiscono in qualche modo, ma sicuramente quella che mi ha lasciato più scioccata è senz’altro quella di Giorgio; sulla sua tomba, semplice ed abbandonata c’è scritto che è
deceduto a 13 anni nel 1931 mentre si addestrava alla ginnastica, quando il trafiletto dedicato alla notizia
descrive un palese suicidio, ho provato tanta empatia per lui e mi sento onorata di aver raccontato la sua verità
dopo più di 90 anni, sul mio profilo instagram e tiktok c’è il video dedicato anche al suo caso.

M.M.: C’è, invece, una tomba specifica a cui sei legata?

Beccamorta: Mi prendo spesso cura di quella di Anteo Zamboni, il suo epitaffio recita “Qui le spoglie mortali dii Anteo Zamboni, vittima giovinetta immacolata dai pretoriani del dittatore. Ammoniscano che la tirannia nata nel sangue nel sangue perisce, 31 ottobre 1926.” Ho parlato spesso di lui, è come se ci fosse una specie di particolare
connessione tra me e quel ragazzino, sarà perché ho un ritratto a carboncino di me a 3 anni realizzato da un suo
probabile discendente o sarà perché come tutti gli altri ho empatizzato con la sua storia.

Beccamorta: esperienze paranormali, aldilà e perché non bisognerebbe aver paura della morte

M.M.: Durante il tuo lavoro nei cimiteri, mentre ti prendi cura delle tombe abbandonate, hai mai avuto delle esperienze paranormali o hai percepito delle presenze?

Beccamorta: Si, un pò volte, ma non in maniera “classica”, vedendo ombre, fantasmi, sentendo voci ecc ecc, percepisco delle sensazioni tattili alle braccia, come se qualcuno mi toccasse, ma non è una sensazione di afferramento, è più una carezza sotto forma di brividi caldi, è una sensazione piacevole che non mi spaventa affatto. Però non è sempre così, ci sono alcune zone del cimitero di Bologna che mi mettono a disagio e dove percepisco un energia molto pesante, quindi preferisco non andare. Eh, pensavate davvero che mi infilassi proprio dappertutto? Hahahahaha.

M.M: C’è una bellissima canzone dei Baustelle,”Monumentale’’, che esorta a vincere i simboli classici di morte legati ai cimiteri: C’è vita nellaapparente’’ non-vita. Perché, secondo la tua esperienza, i cimiteri sono luoghi d’amore e non inquietanti spazi silenti e luttuosi come il mondo moderno è abituato a dipingerli?

Beccamorta: La conosco ed è molto bella, mi hai appena ricordato che è da tanto che non l’ascolto e devo assolutamente rimediare. A parte questo, assolutamente si che c’è vita anche nella non-vita, alla fine la morte non è un qualcosa che riguarda veramente i morti, ma ciò che essi si lasciano dietro, la vera morte la si può tirare in causa solo quando un qualcosa cessa di esistere, non di vivere. I cimiteri ci ricordano ciò che siamo stati, ed è proprio grazie a ciò che siamo stati che andiamo avanti.

M.M.: Sei credente o, comunque, sei legata a una visione religiosa specifica?

Beccamorta: Non sono religiosamente credente, mi affascinano alcune religioni e culture ma non credo nell’esistenza di nessun Dio creato dalle religioni, credo che il vero Dio sia semplicemente l’universo, noi siamo solo una minuscola parte di esso, funzioniamo con e grazie a lui.

M.M.: Come immagini l’aldilà e cosa pensi possa esserci dopo la dipartita di ognuno?

Beccamorta: Energia eravamo ed energia ritorneremo. Io e la mia ragazza (a cui mando un bacio) amiamo entrambe il film d’animazione della Pixar “Soul”, e crediamo che il vero aldilà sia molto simile a come ci viene mostrato nel film, noi viviamo perché è l’energia dell’universo che vuole fare esperienza su sé stesso. Per questo non bisognerebbe mai avere paura della morte, siamo infiniti.

Stella Grillo

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