Dopo Estonia, Lettonia, Polonia e Finlandia, anche la Lituania si ritirerà dalla Convenzione di Ottawa, che vieta, la produzione, l’impiego e l’accumulo di mine antiuomo. Si tratta del principale documento internazionale riguardante questa tipologia di armi. Ad annunciare la decisione del Paese -il quinto in pochi mesi a prendere le distanze dalla normativa- è stato il ministro degli Esteri, Kęstutis Budrys, che ha già comunicato all’ONU il passo indietro della nazione.

Il parlamento lituano aveva approvato a maggio il ritiro dalla convenzione; il governo lo ha presentato come una replica alle minacce della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina del 2023.

Mine antiuomo: la Lituania e la minaccia russa

Lituania mine antiuomo
La Lituania ha scelto di ritirarsi dal Trattato di Ottawa, che vieta l’utilizzo di mine antiuomo

La Lituania, d’altronde, confina con la regione di Kaliningrad e, nei secoli scorsi, è stata a lungo dominio russo e dell’Unione Sovietica. Gli anni di conflitti e subordinazione hanno instillato nella popolazione il timore di nuove pretese territoriali da parte del Cremlino; una paura che, in qualche modo, ha influenzato la scelta dello Stato.

Tra gli altri Paesi che non aderiscono alla Convenzione di Ottawa ci sono sia la Russia che gli Stati Uniti. Le mine antiuomo sono armi estremamente pericolose, dal momento in cui, in assenza di adeguate operazioni di bonifica, piuttosto costose, rischiano di rimanere nascoste nel terreno per decenni, causando morti e feriti fra i civili che, inavvertitamente, si ritrovano ad attraversare una zona minata non segnalata, mettendo a repentaglio la propria vita.

Federica Checchia

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