I sandali di Prada, simili a quelli Kolhapuri, hanno scatenato una serie di polemiche nei giorni scorsi. Artigiani e politici indiani hanno espresso perplessità nei confronti della scelta di questo particolare design: i sandali indossati dai modelli in passerella erano molto simili alle pantofole Kolhapuri fatte a mano con disegni risalenti al 12° secolo.
Prada, sandali Kolhapuri nell’occhio del ciclone

Dopo la presentazione in passerella, media e dei legislatori hanno fatto notare il mancato riconoscimento pubblico da parte del marchio italiano del design del sandalo indiano, scarpa che prende il nome da una città dello Stato occidentale del Maharashtra. A placare subito le polemiche ci ha pensato Lorenzo Bertelli, figlio dei proprietari di Prada. In una lettera alla Camera di Commercio del Maharashtra afferma che “Riconosciamo che i sandali sono ispirati alle calzature tradizionali indiane fatte a mano, con un’eredità secolare”. (fonte: Reuters)
Inoltre, spiega che le calzature sono in una fase iniziale di progettazione: non è manco detto che saranno commercializzati. Per questo, Prada è aperta a un “dialogo per uno scambio significativo con gli artigiani indiani locali”. Chiaramente si tratta di prodotti inaccessibili alla maggior parte degli indiani. Anche qui, le polemiche si dividono. La comunicazione di Bertelli arriva dopo un reclamo del capo del gruppo commerciale, in rappresentanza di 3.000 artigiani di sandali Kolhapuri.
Le polemiche
L’agenzia indiana DNA News scrive su X: “Dai vicoli polverosi di Kolhapur alle sfarzose passerelle di Milano… il mondo darà finalmente credito a ciò che è dovuto?”. Anche Sambhaji Chhatrapati, della famiglia reale di Kolhapur, ha riferito telefonicamente a Reuters il suo “essere turbato dal fatto che gli artigiani non siano stati riconosciuti per la “storia e l’eredità di 150 anni”. Di contro, invece, per l’uomo d’affari di Kolhapur Dileep More, le immagini del sandalo di Prada hanno rallegrato alcuni artigiani, in quanto mostrano che il loro prodotto tradizionale sta diventando globale. Si è detto felice del design utilizzato. “Sono felici che qualcuno riconosca il loro lavoro”, ha affermato.
Marianna Soru
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