Lunedì l’esercito israeliano ha colpito con un missile un bar sul lungomare della città di Gaza usato come Internet point da molti giornalisti palestinesi.

Nel bombardamento al bar al Baqa l’esercito israeliano ha ucciso 39 persone, e ne ha ferite più di 50, alcune delle quali in gravi condizioni. Tra le persone uccise c’è Ismail Abu Hatab, un noto fotogiornalista palestinese, i cui reportage dalla Striscia di Gaza erano stati esposti in una mostra a Los Angeles lo scorso aprile.

Diversi testimoni hanno raccontato che al momento dell’attacco nel bar c’erano decine di persone, tra cui alcuni bambini che stavano festeggiando un compleanno. Il bombardamento ha distrutto la struttura e ha lasciato un enorme cratere nel terreno. Hani Mahmoud, corrispondente di Al Jazeera da Gaza, ha detto che l’attacco è stato compiuto senza alcun preavviso da parte di Israele: per ora l’esercito israeliano non ha commentato.

L’attacco contro il bar è stato compiuto dopo che domenica l’esercito israeliano aveva emesso un ordine di evacuazione per  quasi tutta la città di Gaza e per Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: il più ampio da quando la guerra è ricominciata, il marzo scorso. 

Secondo quanto riportato da fonti locali, le squadre di soccorso hanno recuperato i corpi di cinque persone, mentre decine di civili feriti sono stati evacuati all’ospedale Al-Ahli di Gaza City.

Israele ha poi imposto un blocco totale sulle consegne di aiuti umanitari a Gaza, allentato in parte dopo 11 settimane, in seguito alle pressioni degli alleati degli Stati Uniti e agli avvertimenti di carestia lanciati dagli esperti mondiali.

L’allentamento parziale ha visto la creazione della controversa organizzazione umanitaria sostenuta da Stati Uniti e Israele, la Gaza Humanitarian Foundation (GHF). Da quando la GHF ha assunto la gestione delle operazioni di distribuzione, si sono verificati quasi quotidianamente casi di uccisioni e ferimenti di palestinesi in cerca di aiuti.