La Professoressa Anna Specchio, docente di lingua e Letteratura Giapponese presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino, è la curatrice del saggio Nel nome della Luna: Origini, rivoluzioni ed eredità di Sailor Moon edito dalla Società Editrice La Torre. Il volume è un’analisi interdisciplinare sul valore culturale e generazionale di Sailor Moon, sulle influenze sociali e sull’impatto che il personaggio di Usagi Tsukino, da vero fenomeno culturale, ha avuto dalla generazione anni ’90 in poi.
”Nel nome della Luna”, intervista alla Professoressa Anna Specchio

M.M: Come nasce l’idea di pubblicare Nel nome della Luna, un saggio interdisciplinare che analizza l’aspetto fantastico ma soprattutto mette in luce il personaggio di Sailor Moon fra cultura pop, letteratura e sociologia?
Prof.ssa Anna Specchio: L’idea del volume nasce circa tre anni fa, quando rileggendo per lavoro il manga e visitando in Giappone il Sailor Moon Museum ho notato che sarebbe presto caduto l’anniversario del trentennale della sua pubblicazione in Italia e ho pensato che sarebbe stato bello celebrare questa ricorrenza; ma non solo: parlando con altre colleghe e colleghi, ci siamo resi conto di come molte persone della nostra generazione che hanno iniziato a occuparsi di lingua, cultura e letteratura giapponese siano cresciute (anche ma soprattutto) con Sailor Moon e ne siano fan. Perché, allora, non provare a unire quella che era ed è una nostra passione con l’ambito di studi di cui ci occupiamo?, mi sono domandata. In fondo, se molte di noi si ritrovano ora “dall’altra parte della cattedra”, è anche perché negli anni Novanta sono venute in contatto con i prodotti della cultura pop giapponese che a partire da quella decade hanno cominciato a popolare in modo massiccio fumetterie, librerie e palinsesti. Se ai tempi della nostra immatricolazione l’università affrontava ancora in modo marginale le opere pop, privilegiando la letteratura canonica, negli ultimi anni è emerso come queste siano più che mai fondamentali per abbracciare la cultura del Giappone. Nei manga sono riflesse le anime che popolano il Giappone e che sono il frutto dei rapidi cambiamenti cui il paese è andato e va incontro.
Sailor Moon, come spero emerga dal volume, è un’opera di ampio respiro, e non solo un prodotto per bambine come è stato presentato in Italia ai tempi della sua uscita: affronta i temi della sorellanza, della femminilità armata che si riallaccia al discorso del Girl Power emerso proprio negli anni Novanta, delle identità plurali e queer e riprende numerose tematiche sia della mitologia classica che della letteratura di quegli stessi anni (tra cui il discorso del fantastico, ma anche della famiglia e dei suoi cambiamenti); è un prodotto nato come franchise, con un preciso merchandising, che a sua volta ha lasciato una forte impronta su manga e anime successivi – a partire dalla costruzione di squadre di ragazze combattenti in divise colorate e con oggetti magici. Ogni contributo del volume affronta la storia, l’immaginario e la narrazione di Sailor Moon dalla prospettiva di ricerca di chi lo ha scritto: tra le persone che hanno collaborato, e che non smetterò mai di ringraziare, figurano esperte di sociologia, letteratura, cultura, gender studies, media e cinema. Siamo tante e diverse, come le suggestioni offerte da Sailor Moon.
M.M: La generazione anni Novanta ha vissuto il fenomeno Sailor Moon nella sua interezza e il saggio Nel nome della Luna ben spiega la potenza iconica del personaggio e l’impatto che la serie ha avuto sulla società. C’è una ragione precisa per cui Sailor Moon gode di un valore culturale che, a distanza di trent’anni, continua a influenzare e a ispirare intere generazioni rispetto ad altre majokko?
Prof.ssa Anna Specchio: Credo che ci siano più ragioni, e non una sola. Innanzitutto, Sailor Moon è il primo prodotto pensato per un target giovanile che coniuga elementi del genere shōjo e majokko con altri del super sentai (es. Power Rangers), abbracciando così un pubblico molto più ampio e variegato – questo ha fatto sì che i combattimenti e l’azione andassero oltre le rappresentazioni della vita quotidiana vissute dalle majokko dei prodotti precedenti. Sailor Moon e le altre combattenti hanno una missione precisa e sono disposte a sacrificarsi per portarla a termine, le majokko che le hanno precedute vivono per lo più episodi legati alla propria vita quotidiana o crescita personale. Sailor Moon come personaggio è inoltre un’eroina la cui incarnazione terrestre, Tsukino Usagi, è una ragazza goffa e piagnucolona: in un Giappone che vede le studentesse e gli studenti competere in modo esagerato per superare gli esami di ammissione scolastica e in cui è promosso un ideale di iper-performatività, Usagi rappresenta la ragazza nella media con le sue fragilità, personali e scolastiche. Ma è profondamente empatica, e nel corso dei cinque archi narrativi cresce dimostrando maturità e senso di responsabilità: questo è un forte messaggio di empowerment femminile realistico e accessibile. Tutte le guerriere incarnano femminilità diverse e si distinguono dalle precedenti majokko: dalla forza fisica di Jupiter all’intelligenza di Mercury, dalla sensualità di Neptune alla determinazione di Mars.
Abbiamo inoltre la prima coppia lesbica normalizzata, formata da Uranus e Neptune, che nessun personaggio, nell’arco delle cinque serie, dubita o stigmatizza – ed è su questo aspetto che si focalizza il contributo di Marta Fanasca. Per non parlare delle Starlights, che scardinano ogni binarismo di genere, o delle varie raffigurazioni Drag di nemici o nemiche. In sostanza, Sailor Moon ha insegnato che la femminilità e le identità sono plurali, ma che anche la mascolinità non equivale al machismo o alla tossicità – pensiamo a Tuxedo Kamen o Elios –, anticipando di molto i tempi; che le interazioni tra esseri umani e non umani sono normali (i due compagni e guide delle guerriere sono due gatti, Luna e Artemis!); che l’amore non è l’unico traguardo e che ci sono fini più nobili da inseguire. Il fatto che, inoltre, Sailor Moon sia nato come franchise e abbia ottenuto una distribuzione internazionale massiccia ha permesso che diventasse un fenomeno globale.
Sailor Moon, simbolismi e rimandi culturali di un fenomeno rivoluzionario
M.M: Sailor Moon è ricco di simbolismi e rimandi culturali, uno di quelli più espliciti è il legame di Usagi con i conigli; stessa cosa accade per Chibiusa. Ci può spiegare questo riferimento? A cosa è dovuto?
Prof.ssa Anna Specchio: Takeuchi Naoko sceglie con precisione i nomi delle incarnazioni terrestri delle sue protagoniste. Nel volume non abbiamo approfondito anche questo aspetto perché le informazioni onomastiche sono facilmente reperibili online, ma ogni guerriera ha un nome giapponese ricco di simbolismo. Tsukino Usagi si può infatti leggere proprio come tsuki no usagi, letteralmente “il coniglio della luna”. Il nome si ricollega alla credenza che sulla faccia visibile della luna sia raffigurato un coniglio con un pestello (formato dai suoi mari) – ed ecco allora che la pettinatura di Sailor Moon, e ancora di più quella di Chibi Moon, ricordano le orecchie di un coniglio. La luna è un elemento ricorrente nella mitologia e nella letteratura classica giapponese: Cristian Pallone illustra come in Sailor Moon ci sia, per esempio, un chiaro riferimento al Taketori monogatari (Storia di un tagliabambù, X sec.), che narra della principessa Kaguya – originaria della Capitale della Luna. Ecco perché analizzare manga e anime è molto importante per comprendere la cultura del Giappone: sono ricchi di simbolismi e sono un prodotto della società con le sue evoluzioni e contraddizioni.
M.M: Qual è stato il fulcro importante e rappresentativo che ha portato un fenomeno rivoluzionario come Sailor Moon ad avere un impatto significativo sulle rappresentazioni e sulle identità di genere, rispetto ad altre serie?
Prof.ssa Anna Specchio: La normalizzazione delle diverse rappresentazioni. Uranus e Neptune, la coppia di guerriere che ha dato nuovo respiro alla serie a partire dal terzo arco narrativo, sono presentate sin dall’inizio come una coppia stabile, matura e consapevole, che vive in modo normale la propria quotidianità, senza subire alcuno stigma e senza alcun bisogno di nascondersi. Anche la famosa scena in cui Uranus, nella fase in cui le guerriere del sistema solare esterno si mostrano ancora poco collaborative con le guerriere del sistema solare interno, si avvicina a Moon per darle un bacio, è tanto normale quanto straordinaria – non c’è timidezza, non c’è riserbo, non c’è disagio, solo un tenero senso di imbarazzo innocente da parte di Usagi, che sarebbe stato probabilmente lo stesso se a baciarla fosse stato un uomo. Uranus stessa, nelle vesti di Haruka, è presentata come una figura volutamente androgina: “che strana persona… sembra… sia un uomo… che una donna” (vol. 5, p. 141, edizione Star Comics Eternal) pensa Usagi guardandola, ma senza interrogarsi sull’eventuale ambiguità. Come spiega Uranus stessa quando affronta Jupiter (sono Haruka e Makoto in questo momento): “tra uomini e donne non c’è differenza, quando si tratta di combattere… se date per scontato per contro un uomo una donna perda… come pensate… di riuscire a proteggere le persone a cui tenete?” (vol. 5, p. 114-115, edizione Star Comics Eternal).
Takeuchi Naoko ci insegna a dubitare del determinismo biologico e a comprendere come i concetti come la forza, la risolutezza, la capacità di proteggere chi amiamo non siano legati al genere. Ma chi negli anni Novanta fruiva di Sailor Moon in giovanissima età non lo sapeva, perché la società promuoveva solo il binarismo di genere con ruoli ben precisi e l’eterosessualità. È vero che anche Ranma ½, di qualche anno precedente, ci presenta un parterre di personaggi che sfidano le norme di genere o quantomeno le loro rappresentazioni – così come ci offre interessantissime intersezioni tra esseri umani e animali, a partire da Ryōga/P-chan. Ranma stesso diventa donna quando a contatto con l’acqua fredda: ma lui si identifica come uomo eterosessuale e non è mai raffigurato come androgino (è interpretabile, però, come un uomo decostruito, capace di stare a proprio agio anche quando abita il suo corpo femminile). Ecco perché, oggi, continuano a risuonare le vibes emanate da Sailor Moon e compagne!
Prof.ssa Anna Specchio, non solo Sailor Moon: L’ importanza delle altre protagoniste del sottogenere Majokko
M.M: Oltre al personaggio di Sailor Moon ci sono altre protagoniste del genere shōjo, nello specifico del sottogenere majokko, oggi poco considerate ma che invece avrebbero potuto influenzare in positivo la cultura pop?
Prof.ssa Anna Specchio: Le majokko degli anni Ottanta sono state fondamentali per spianare la strada per l’arrivo di Sailor Moon, mentre se guardiamo le maghette che la hanno succeduta, tutte grossomodo ne raccolgono le eredità (di questo ne parlano rispettivamente Asuka Ozumi e Giuseppe Previtali, in apertura e chiusura del volume). Ognuna a modo suo ha avuto la sua influenza, ma probabilmente c’è un’altra protagonista, non majokko, che dovremmo rivalutare: Utena. Senza dimenticare il manga Magic Knight Rayearth (Una porta socchiusa ai confini del sole) con le sue protagoniste: per salvare la principessa devono ucciderla. Per citare un ultimo manga, anche se personalmente non l’ho seguito se non per correggere un paio di tesi e non ne ho fatto uno studio approfondito, Puella Magi Madoka Magica: pare che sia stato molto importante per la generazione che lo ha vissuto. Anche qui c’è una squadra al femminile colorata e variegata, e nel 2012 ha ricevuto il premio Sisterhood al convegno sulla fantascienza Varicon 2012, nella cornice dei Sense of Gender jō 2011 (“Premio sulla sensibilità di genere”) della Japanese Association for Gender Fantasy and Science Fiction).
M.M: Progetti letterari futuri?
Prof.ssa Anna Specchio: Ho in cantiere un paio di idee, ma devono ancora prendere forma, sempre sul femminile e sulle rappresentazioni postumane/fantastiche/distopiche, e più sulla letteratura; ma al momento preferisco non dire altro 😊 Grazie del tempo!
Stella Grillo





