Il 12 e 13 luglio 2025, il borgo medievale di Vipiteno ha ospitato il Campionato Mondiale di Bodypainting, trasformandosi in un palcoscenico a cielo aperto che ha attirato centinaia di spettatori tra visitatori e residenti. Diciannove artisti internazionali si sono sfidati nella categoria Camouflage, un’arte che consiste nel fondere il corpo umano con lo sfondo, fino a renderlo parte integrante dell’ambiente. La prova, concentrata in sole tre ore, ha messo in luce creatività, tecnica e visione artistica ai massimi livelli.
Origini, evoluzione e significato del bodypainting camouflage: uno sguardo dentro l’esperienza competitiva
Sebbene René Magritte venga citato come precursore del camouflage artistico per la fusione tra figura e sfondo nelle sue opere, è negli anni ’60 che questa tecnica affonda le sue radici nel bodypainting, grazie alla pioniera Veruschka Von Lehndorff. L’artista e modella tedesca, concependo il corpo come tela vivente, sperimentava la mimetizzazione in paesaggi, pareti, tessuti e materiali, guidata dalla profonda convinzione che esistesse una continuità tra essere umano e ambiente. Da allora, il bodypainting camouflage ha attraversato un’evoluzione costante, affermandosi come disciplina centrale nelle competizioni internazionali. Il Campionato Mondiale appena concluso ne è stata la prova tangibile: gli artisti, ignari dello sfondo assegnato fino al giorno stesso della gara, hanno dovuto dimostrare non solo padronanza tecnica, ma anche una profonda comprensione dello spazio e della morfologia corporea. Per l’edizione 2025, le location sono state selezionate e curate da Johannes Stötter, maestro dell’illusione visiva e punto di riferimento assoluto in questa disciplina. Gli sfondi scelti spaziavano tra mura storiche, cataste di legno, mensole colme di ortaggi e bottiglie di vino in enoteca. Il livello artistico ha raggiunto vette altissime, con una classifica finale particolarmente combattuta tra i primi cinque, distanti pochi punti l’uno dall’altro. A conquistare il titolo di Campione del Mondo è stata la francese Florine Colledara, seguita dall’italiano Nicola Loda e da Vanessa La Mouche des Marquises, anch’essa francese.
Tra i protagonisti, anche l’artista Federica Rigozzo, quinta classificata e pluricampionessa nelle categorie Open (2024) e Pennello e Spugna (2023), che ci ha raccontato il dietro le quinte dell’esperienza di gara, svelando luci e ombre di una tecnica che definisce “magica”, ma molto impegnativa. Grazie alla sua esperienza multidisciplinare, maturata attraverso la partecipazione alle diverse categorie, Rigozzo ha tracciato la differenza tra il bodypainting figurativo, che esalta le forme del corpo, e il bodypainting camouflage, che ha l’obiettivo di farle scomparire. In quest’ultima disciplina, l’artista svela che il colore diventa strumento centrale: ogni tonalità e texture dello sfondo va replicata alla perfezione, in una performance fisica che impone continui spostamenti tra il corpo del/della modello/a e un punto di osservazione fisso a circa 2,5–3 metri, da cui viene scattata la foto finale. Anche al/alla modello/a è richiesto un intenso sforzo fisico: il corpo deve mantenere posizioni statiche prolungate per garantire la perfetta fusione visiva. Ma cosa spinge a una prova tanto intensa? Nel libro Veruschka. Trans-Figurazioni, Susan Sontag parla di un desiderio di dissolversi nel mondo, di essere altrove e di essere altro, sfuggendo ai confini dell’identità umana. Per Veruschka, camuffarsi significava percepire una continuità tra corpo e mondo, sentendo una fusione che generava benessere e “simpatia” con lo spazio circostante. Il bodypainting camouflage, quindi, non è soltanto un’arte visiva: è un linguaggio che ridefinisce il legame tra corpo e ambiente, aprendo nuove frontiere nell’arte contemporanea.
Chiara Grigolato
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