Sabato il governo Della Siria ha detto che i combattimenti nella regione di Suweyda, nel sud del paese, sono terminati dopo un nuovo intervento delle forze di sicurezza siriane. Secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (una ong con sede nel Regno Unito che segue da anni quello che succede nel paese ed è ritenuta affidabile) nell’ultima settimana sono state uccise più di 900 persone, tra miliziani e civili. Il governo siriano ha inviato le forze di sicurezza a Suweyda per la prima volta lunedì, per fermare gli scontri e ripristinare il controllo sul territorio. Il loro intervento però è stato percepito soprattutto come un modo per aiutare i gruppi beduini. I miliziani delle forze di sicurezza se ne sono andati da Suweyda e sono poi tornati più volte, in concomitanza con i vari annunci di cessate il fuoco.

Dalla scorsa domenica a Suweyda sono in corso violenti scontri tra miliziani drusi e beduini. Secondo le Nazioni Unite più di 87mila persone hanno lasciato Suweyda: molte se ne sono andate a piedi e circa 2mila famiglie hanno cercato rifugio nelle scuole, nelle chiese e in altri edifici pubblici. Il sistema sanitario è in grande difficoltà, mancano l’elettricità e gli strumenti di base, e alcuni pazienti sono stati trasferiti nelle regioni circostanti o nella capitale Damasco.

In Siria si annuncia un cessate il fuoco, ma Israele no

Damasco ha cominciato a schierare le sue truppe nella provincia meridionale di Sweida, teatro degli scontri con i drusi appoggiati dallo Stato ebraico, e il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha ribadito l’impegno del suo governo a proteggere tutte le comunità.

Ma Israele, che non ha confermato l’intesa, ha ribattuto che oggi in Siria è molto pericoloso appartenere a una minoranza. A dare l’annuncio del cessate il fuoco è stato l’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack. Israele e la Siria, ha dichiarato, hanno “concordato un cessate il fuoco, sottoscritto da Turchia, Giordania e i Paesi vicini. Invitiamo drusi, beduini e sunniti a deporre le armi e, insieme ad altre minoranze, a costruire una nuova e unita identità siriana, in pace e prosperità con i suoi vicini”. Poche ore dopo, il presidente al-Sharaa, fondamentalista sunnita già membro di Isis e Al Qaida, ora su posizioni più moderate e appoggiato dalla Turchia, ha annunciato un cessate il fuoco “immediato” nella provincia di Sweida, nel sud del Paese.