Siamo di fronte ad un’escalation militare, con la Russia cancella la moratoria sui missili INF.
La mattina del 4 agosto 2025, il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che la Federazione non si sente più vincolata dal proprio divieto unilaterale sul dispiegamento di missili terrestri a corto e medio raggio (quelli con gittata tra 500 e 5.500 km). Secondo Mosca, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno superato ogni limite, spedendo sistemi come i lanciatori Typhon in Europa e nell’Asia-Pacifico: si tratta di una minaccia diretta alla sicurezza nazionale russa, Il ritiro effettivo dal Trattato INF era già avvenuto nel 2019 per volontà statunitense, ma la Russia aveva mantenuto una moratoria volontaria fino a oggi, sostenendo che la revoca era giustificata solo dall’aggressione occidentale
Escalation in Russia: cosa sta succedendo davvero
Il Cremlino accusa l’Occidente di aver disprezzato gli appelli russi al contenimento, negando ogni ostacolo all’espansione militare vicino ai suoi confini. Secondo Lavrov e altri vertici, l’azione russa è una risposta necessaria a quello che definiscono un comportamento destabilizzante di Washington e NATO in aree sensibili. Dmitry Medvedev, ex presidente ora vice del Consiglio di Sicurezza, ha scritto su X (l’ex “Twitter”) che :
questa è una nuova realtà con cui i nostri avversari devono fare i conti. Aspettatevi ulteriori passi.
L’annuncio arriva pochi giorni dopo che l’allora presidente Trump aveva ordinato lo spostamento di due sottomarini nucleari statunitensi vicino ai confini russi, rispondendo alle tensioni crescenti con Mosca.
Cosa significa tutto questo?
L’abbandono della moratoria indica che l’era degli accordi bilaterali significativi tra superpotenze nucleari è finita. Oggi esiste solo il trattato New START, che scade nel febbraio 2026. Dopo di ciò, non ci sarà più alcun limite formale tra i principali arsenali nucleari mondiale. L’Europa è la zona più esposta: missili a gittata intermedia e corta possono essere dispiegati a poche centinaia di chilometri da molti Stati membri della NATO, riproponendo una tensione strategica che ricorda gli anni della Guerra Fredda.
Questo è un attacco alle vite delle popolazioni, non solo una questione geopolitica. La corsa agli armamenti è un meccanismo patriarcale e patriottico che svuota le risorse sociali. Mentre decisioni militari aumentano il rischio di guerra nucleare, le donne, i bambini, le comunità marginalizzate pagano il prezzo più alto. La militarizzazione diventa una manifestazione del potere economico e patriarcale, che opprime alla radice qualsiasi sogno di giustizia e solidarietà globale.
La fine della moratoria non è solo un segnale di rottura strategica: un invito a rifiutare la logica della deterrenza nucleare. Occorre mobilitarsi per soluzioni di sicurezza comunitaria, piuttosto che alimentare un circuito violento di minacce reciproche.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





