Sul presidente del Venezuela Nicolàs Maduro esiste da tempo una taglia, e l’amministrazione di Donald Trump ha deciso di raddoppiarla. Gli Stati Uniti offriranno infatti, a chi sarà in grado di dare informazioni utili per il suo arresto, cinquanta milioni di dollari, esattamente il doppio della cifra originale. Già a gennaio, prima dell’insediamento di Trump e mentre Maduro giurava per il suo terzo mandato, la somma era aumentata. Ora, però, la “caccia all’uomo” si è fatta più insistente.

La procuratrice generale Pam Bondi ha spiegato che la scelta di accrescere la taglia dipende dall’operato dello stesso leader venezuelano, che sarebbe «direttamente collegato al contrabbando di droga». Si tratta di un’accusa che Trump porta avanti sin dalla sua prima elezione, nel 2016, e che ha contribuito all’inasprimento del rapporto tra le due nazioni.

L’accordo Trump-Maduro sul rimpatrio dei migranti

Durante gli anni della presidenza di Joe Biden gli Stati Uniti avevano sospeso le sanzioni sulle esportazioni energetiche venezuelane. Gli USA avevano imposto queste misure a causa della mancanza di elezioni democratiche in Venezuela. Sin dal principio, erano state un colpo piuttosto duro per il Paese, la cui economia dipende in gran parte dal petrolio. Nel 2024, prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, queste pene erano poi tornate in vigore. A portare a questa decisione, era stato il fallimento dell’accordo tra Maduro e l’opposizione in merito all’organizzazione di elezioni democratiche.

Di recente, Trump ha riallacciato il legame con il presidente Maduro riguardo al rimpatrio delle persone migranti espulse dagli Stati Uniti. A concordare il piano per le espulsioni verso il Venezuela, il Vuelta a la Patria (“ritorno in patria”), erano stati il governo venezuelano e l’inviato speciale del governo statunitense Richard Grenell. Nonostante questo, la taglia su Maduro continua a essere la priorità.

Federica Checchia