“Tendenze anti-americane e anti-israeliane, nonché un’agenda woke”. Sono queste le motivazioni che portano gli Stati Uniti a uscire dall’UNESCO -di nuovo-, come annunciato da Donald Trump. A dare la notizia il New York Post ricordando che a febbraio scorso il presidente Usa aveva ordinato una revisione di 3 mesi della presenza americana nell‘organizzazione delle Nazioni Unite dedicata all’educazione, la scienza e la cultura.
Donald Trump ritira gli Stati Uniti dall’Unesco

Un funzionario della Casa Bianca ha riferito che durante la revisione i funzionari dell’amministrazione “hanno contestato le politiche dell’Unesco in materia di diversità, equità e inclusione, nonché i suoi pregiudizi pro-palestinesi e pro-Cina”. Inoltre, pare che la motivazione principale sia legata a voler ridurre il peso dei contributi e degli impegni finanziari degli Stati Uniti verso organismi multilaterali, dalla Casa Bianca percepiti come poco vantaggiosi. Addolorata, invece, è la diretrice generale Unesco Audrey Azoulay, che afferma “Deploro profondamente la decisione del Presidente Donald Trump di ritirare ancora una volta gli Stati Uniti d’America dall’Unesco, decisione che entrerà in vigore alla fine del dicembre 2026”.
Non è la prima volta che gli Statu Uniti escono dall’organizzazione. La prima nel 1984, con Reagan. Nuovamente nel 2017/8, sempre con Trump e di nuovo oggi al secondo mandato di Trump. I motivi sono soprattutto politici, ma anche economici e gestionali, come l’accusa di faziosità, inefficienze e sprechi. L’Unesco è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite fondata nel 1945. Tra gli obiettivi, promuovere la pace e la cooperazione internazionale tramite l’educazione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Inoltre, vuole favorire la cooperazione e la comprensione tra i popoli, il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo sostenibile. Soprattutto, proteggere il patrimonio culturale e naturale mondiale.
Marianna Soru





