A inizio luglio, in India un uomo aveva denunciato alla polizia locale alcuni omicidi e stupri di massa che si sarebbero verificati nell’area circostante a un famoso tempio induista di Dharmasthala. Il luogo di clulto si trova nello Stato meridionale del Karnataka, e i fatti risalgono a un lasso di tempo compreso tra il 1995 e il 2014. La denuncia, tuttavia, gli è costata cara. L’uomo è infatti finito in manette con l’accusa di falsa testimonianza, al termine di una perizia forense che -a detta delle forze dell’ordine- avrebbe smentito le sue parole.
A capo del tempio incriminato c’è un noto esponente del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito del primo ministro Narendra Modi. Veerendra Heggade, questo il nome del politico, è una persona molto influente nel Paese, nonché membro della camera alta del parlamento dal 2022.
Stupri e omicidi in India: quando l’accusatore diventa l’accusato
L’uomo è un ex addetto alle pulizie del tempio. Agli agenti ha detto, senza riferirsi a qualcuno in particolare, di essere stato costretto dai suoi superiori a nascondere i corpi di «centinaia» di persone. In particolare, si tratterebbe di ragazze e bambine con segni di violenze sessuali. Ha confessato di aver deciso di denunciare dopo oltre dieci anni perché non riusciva più a sostenere il peso della consapevolezza di quello che era accaduto.
La perizia che ha provocato il suo arresto riguarda l’origine di un teschio, da lui mostrato durante un’udienza. Secondo l’uomo questo sarebbe appartenuto a una donna vittima di abusi; le analisi, però, sarebbero giunte a una diversa conclusione. Si tratterebbe, infatti, di un uomo, oltretutto non proveniente dal luogo indicato. Nel frattempo, in ogni caso, proseguono le indagini, che hanno portato alla scoperta di resti umani nella zona interessata.
Federica Checchia





