Lo scorso gennaio, in Ungheria è stata pubblicata una canzone del rapper Majka, intitolata Csurran-cseppen (“Goccia dopo goccia”). Il brano è subito diventato virale, e il video che lo accompagna, ad oggi, vanta oltre ventisei milioni di visualizzazioni; non male, per una nazione che conta nove milioni di abitanti. Il singolo non cita mai esplicitamente Viktor Orbán, ma critica aspramente Fidesz, il partito sovranista del premier, accusandolo di corruzione.
Il successo del pezzo è legato anche al suo videoclip, che mostra il rapper nei panni del primo ministro di uno Stato di fantasia, il Bindzistan. Dopo aver ingerito per errore un siero della verità, il politico finisce per confessare in diretta televisiva tutti i suoi crimini, dalle elezioni falsate ai favori economici in cambio di fedeltà. Tantissime persone -inclusi gli stessi membri di Fidesz- hanno visto nel personaggio un ritratto caricaturale del leader ungherese.
I cori contro Viktor Orbán riecheggiano in tutto il Paese
Csurran-cseppen è considerata dalla popolazione un canto di ribellione che, in qualche modo, sembra aver donato nuova linfa vitale alle proteste. Questa estate, infatti, durante concerti e ai festival musicali, dal pubblico è spesso partito il coro: «Mocskos Fidesz, mocskos Fidesz!» (mocskos significa “sporco”).
Si tratta di una manifestazione di dissenso importantissima per il pololo ungherese, da anni schiacciato dalle repressioni operate dal premier. I giovani, in particolare, appaiono determinati a contestare lo strapotere del primo ministro e dell’esecutivo da lui guidato. La perdita di consensi tra gli elettori è un dato di fatto che, soprattutto di recente, preoccupa non poco il governo ungherese. Negli ultimi sondaggi, infatti, Fidesz è stato superato dal partito di Péter Magyar, tra i più agguerriti oppositori di Orbán.
Di recente il coro Mocskos Fidesz ha preso il sopravvento a Budapest, nel corso dello Sziget, uno dei festival musicali più famosi d’Europa. A fine giugno, invece, i partecipanti al Pride della capitale lo avevano intonato, in risposta ai tentativi di Orbán di vietare la manifestazione.
Federica Checchia





