«Sono sempre stato ossessionato da Vertigo (La donna che visse due volte), il mio film preferito in assoluto. Da bambino, in Svizzera, guardavo film circondato da una carta da parati damascata quasi identica a quella da Ernie, dove Judy (nei panni di Madeleine) fa il suo ingresso. Il mio primo ricordo cinematografico è Kim Novak che mi viene incontro con il suo abito di raso nero e verde. Quell’immagine – carta da parati su carta da parati – si è impressa nella mia mente e mi ha fatto innamorare perdutamente del cinema». Alexandre O. Philippe ha motivato con queste parole il suo omaggio alla musa di Alfred Hitchcock, presentato Fuori Concorso a Venezia 82. Kim Novak’s Vertigo è, a detta dello stesso regista, «un’opera profondamente personale – una séance cinematografica in cui aleggia lo spirito di Hitchcock».

All’attrice statunitense è stato inoltre attribuito il Leone d’Oro alla carriera dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, per decisione del Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore artistico Alberto Barbera. Nell’accettare la proposta, la diva di Hollywood ha affermato: «Sono molto, molto colpita di ricevere il prestigioso premio del Leone d’Oro da un festival cinematografico tanto rispettato. Essere riconosciuta per l’insieme del mio lavoro in questo momento della mia vita è un sogno che si avvera. Conserverò nella memoria ogni momento trascorso a Venezia. Riempirà il mio cuore di gioia».

La conferenza stampa di “Kim Novak’s Vertigo” a Venezia 82

“Kim Novak’s Vertigo” è Fuori Concorso a Venezia 82

Presenti in conferenza stampa il regista, la produttrice Terri Piñon e il produttore esecutivo Sue Cameron. Proprio quest’ultima svela l’origine di questo documentario: «Desideravo realizzare un docufilm su Kim da almeno quindici anni, ma non riuscivo a trovare un regista che mi sembrasse adatto a realizzarlo. Non ho perso le speranze, però, e un giorno questo gentiluomo dagli occhi blu è apparso, e dal suono della sua voce ho capito, era la persona giusta».

Alexandre O. Philippe racconta: «Durante il nostro primo incontro in Oregon ho avuto modo di parlare al telefono con Kim e poi abbiamo trascorso un pomeriggio insieme, siamo andati a cena e, a fine serata, mi ha detto: “Bene! Quando possiamo cominciare?”. Io le ho risposto: “Beh, più o meno tra un mese!” e da lì è iniziato tutto. Abbiamo trovato gli investitori e siamo partiti. Il tutto è stato assolutamente spontaneo, come potrà vedere anche il pubblico, si è creato subito un legame, sia con lei che con Sue. Abbiamo usato del materiale di cui la stessa Kim non aveva più memoria, quindi c’è anche una fortissima componente emotiva».

I molteplici volti dell’attrice

«Sono un grandissimo ammiratore della sua persona, ma anche della sua arte», prosegue il regista, «quindi abbiamo cercato di ricostruire nella sua totalità la vita e la carriera di quest’attrice meravigliosa. Verso la fine del documentario c’è un momento molto emozionante in cui Kim riflette sul suo percorso, ed è stato molto bello poter riportare a galla alcuni tesori nascosti della sua vita. Per me è stato fantastico constatare la sua apertura verso il progetto, che è diventato quasi una sorta di confessionale. Nella scena iniziale lei mi manda un vocale molto cupo, ma altrettanto potente, che era perfetto per aprire il film».

La presenza del “Maestro del Brivido” è piuttosto incisiva all’interno della pellicola, ma il titolo Kim Novak’s Vertigo non fa riferimento al film del 1958; si parla, piuttosto, «del mistero di Kim Novak, tra simboli e spirali, che ritroviamo nella stessa struttura dell’opera. Si torna sempre alla domanda: “Perché ha deciso di lasciare Hollywood?”, e noi cerchiamo di dare delle risposte», chiarisce Sue Cameron. Continua Terri Piñon: «Abbiamo trovato tanto, tantissimo materiale, e ce n’è ancora tantissimo, per noi è stato come scartare dei pacchi a Natale».

Alexandre O. Philippe a Venezia 82: «Spero che Kim Novak resti un mistero per il pubblico»

«Una delle prime cose che mi ha mostrato quando ci siamo incontrate», ricorda Sue, «è stato un piccolo taccuino a spirale, con delle righe blu. In questi aveva annotato nel dettaglio ogni singolo aspetto della sua vita. Ha cercato di salvare tutto ciò che ha potuto conservare del proprio passato». Philippe aggiunge: «Abbiamo trovato anche le sue poesie del liceo, e memorie risalenti a un periodo in cui ancora non sapeva che sarebbe andata a Hollywood. E poi lettere, tanta corrispondenza tra lei e suo padre».

Per Sue, Kim Novak’s Vertigo non è un modo per far tornare l’attrice alla ribalta, quanto, piuttosto, un dono per lei: «Kim è stata per tanto tempo lontana dalla vita pubblica, volevo che avesse un ultimo momento sotto i riflettori. Lei si è sentita subito al sicuro con il regista, e ha accettato di partecipare al progetto e a presenziare a dei Festival per promuovere il film. Solo tre, però: Kim vuole stare a casa sua, con i sui cavalli, a fare le sue cose».

«Speriamo che il pubblico scopra la sua forza. Ci troviamo di fronte a una donna che non rinuncia mai a nulla, che fa solo quello che vuole davvero e che pondera sempre alle conseguenze delle proprie decisioni. La vera sorpresa del film sono i ricordi della sua infanzia; capirete davvero cosa l’ha resa la persona che è oggi». Conclude il regista: «In qualche modo, però, vorrei che Kim Novak rimanesse comunque un mistero per il pubblico; più si danno risposte alle domande, meno si ha voglia continuare a esplorare, e questo non va bene».

Federica C.