«Sono profondamente onorato che Scarlet sia stato invitato all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Mentre assistiamo a conflitti strazianti in tutto il mondo, credo che trovare l’amore e scegliere di vivere insieme, uniti, sia ciò che ci porterà verso una vita migliore. Ecco perché desidero condividere questo nuovo film con il mondo. Ora più che mai». Stimato dal Maestro Hayao Miyazaki, nonostante il suo periodo presso lo Studio Ghibli sia stato piuttosto turbolento, Mamoru Hosoda sembra avere un rapporto privilegiato con il cinema europeo. Nel 2018 ha presentato a Cannes la pellicola Mirai, che gli è valsa una candidatura agli Academy Awards e ai Golden Globes. Nel 2021, invece, ha portato Belle ad Alice nella Città, nella quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Ora, il regista giapponese è a Venezia 82, Fuori Concorso con Hateshinaki Scarlet.
Protagonista del lungometraggio è, appunto, Scarlet, principessa medievale ed esperta spadaccina che intraprende una pericolosa missione per vendicare la morte del padre. Ferita a morte, si ritroverà, suo malgrado, in un mondo del tutto diverso, dove farà la conoscenza di un giovane animato da ideali di pace e lontano da qualsiasi violenza, che metterà in dubbio i suoi propositi.
La conferenza stampa di “Hateshinaki Scarlet” a Venezia 82, parla il regista: «Mi sono ispirato ai classici, e anche a Dante»

Presenti alla conferenza stampa il regista, Mana Ashida, voce della protagonista Scarlet, e Masaki Okada, doppiatore del co-protagonista. La realizzazione del film è stato un viaggio lungo quattro anni: «All’inizio volevo creare un film sulla vendetta, mostrare al mondo questo tipo di storia. Desideravo, però, introdurre anche il concetto del perdono, una cosa che non si vede sempre nel cinema contemporaneo. Volevo creare due mondi e due linee temporali, una presente e una medievale, che mi ha permesso di narrare una storia più complessa. Mi sono ispirato a Dante Alighieri; nella Commedia c’erano personaggi di ogni epoca, che creavano dei cicli temporali legati tra loro, e ho voluto fare qualcosa di simile».
La cultura europea è grande fonte d’ispirazione per Mamoru Hosoda: «Il mondo dell’animazione offre un’enorme libertà creativa. Mi piace introdurre nei miei film degli elementi dei classici della letteratura, come le opere di Shakespeare o lo stesso Dante». I due personaggi principali sono, almeno in apparenza, completamente in antitesi tra loro. Spiega il regista: «Volevo creare un contrasto evidente tra di loro: lei è una principessa, lui un infermiere. In qualche modo, però, collaborano, e non è stato facile trovare un punto d’incontro».
Per lui utilizzare uno sguardo femminile è ormai un modus operandi collaudato: «Attraverso il cinema, possiamo creare sempre nuove possibilità. La mia protagonista è una principessa e, nei film, un tempo le principesse erano sempre ragazze in difficoltà, da proteggere. Adesso, invece, è tutto diverso; le principesse esplorano il mondo da sole, e vincono grazie a loro stesse». Portare sul grande schermo nuovi modelli femminili, che possano ispirare le nuove generazioni, è una missione importante, che Mamoru Hosoda prende con grande responsabilità: «Spero che i miei film possano essere un esempio positivo per i giovani; nei classici, però, è sempre possibile individuare dei personaggi forti, dei modelli ai quali rifarsi moralmente, e io stesso, in questa pellicola, ho provato a fare questo».
Federica Checchia





