La Turchia usa la giustizia come arma politica contro il partito popolare. Il 2 settembre un tribunale turco ha colpito ancora il principale partito d’opposizione, il Chp (Partito popolare repubblicano, centrosinistra), annullando il congresso provinciale di Istanbul del 2023 e rimuovendo il leader locale Özgür Celik insieme ad altri 195 dirigenti e delegati. Un passo giudiziario che il partito ha denunciato come «un colpo di stato giudiziario».

Dietro il linguaggio legale si intravede la strategia politica: ridurre lo spazio di manovra del Chp, che negli ultimi anni ha saputo intaccare il monopolio elettorale dell’Akp, il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan. La vittoria alle elezioni amministrative del 2024, soprattutto a Istanbul, ha trasformato il Chp in un attore scomodo: il sindaco Ekrem İmamoğlu, oggi in carcere, era ormai considerato il principale sfidante di Erdoğan per le prossime presidenziali.

Il tribunale non si è fermato alla leadership locale: alcuni analisti sostengono che il vero obiettivo sia mettere in discussione l’intera presidenza del Chp, guidata da Özgür Özel, annullando di fatto anche il congresso nazionale. Non a caso, nella serata del 2 settembre, Özel ha definito la decisione “politicamente e giuridicamente nulla” in diretta su Halk Tv.

È un copione già visto in altre autocrazie emergenti: la giustizia piegata al potere politico, trasformata in un meccanismo per eliminare avversari scomodi. In Turchia questa deriva è evidente da tempo. Dalle indagini mirate agli arresti per corruzione, fino alla detenzione di İmamoğlu, la pressione sul Chp è diventata sistematica.

La repressione giudiziaria non colpisce solo un partito: mina l’intera architettura democratica turca. Come ha affermato il politologo Berk Esen, intervistato dall’Afp, «la Turchia si sta trasformando in un’autocrazia totale, che metterà fine al multipartitismo come lo conosciamo».

La questione non riguarda soltanto Ankara. Ogni volta che un leader usa la magistratura come arma politica, viene intaccato un principio di base: la possibilità stessa dell’opposizione. L’immagine di un Paese a più voci rischia di dissolversi, lasciando spazio a un sistema verticale, fondato sul silenzio degli avversari.

Il Chp, oggi, non difende soltanto se stesso: difende l’idea che la politica turca possa ancora offrire un’alternativa.

Maria Paola Pizzonia