Siamo ormai alle battute finali di Venezia 82, l’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale. La giornata di oggi è quasi del tutto dedicata alla musica, e tra i protagonisti c’è anche Francesco Fei, che ha presentato Fuori Concorso al Festival Piero Pelù. Rumore Dentro, docufilm dedicato al rocker fiorentino e alla difficile battaglia che lo ha visto protagonista negli ultimi tre anni. Tutto ha inizio quando, nell’ottobre 2022, durante una sessione di registrazione, un improvviso shock acustico fa svenire il cantautore. L’errore tecnico provoca un danno permanente al nervo acustico di Pelù, che si vede costretto a cancellare un tour già pronto, e a interrogarsi in merito al suo futuro artistico. Il suo “rumore dentro”, tuttavia, si trasforma in un’occasione forzata per fermarsi, fare un lungo respiro, e ripartire.
«Nel 1997 ho debuttato come regista con Regina di cuori dei Litfiba.», ha raccontato il regista, «L’intenso incontro con Piero Pelù fu l’inizio di una lunga stagione creativa nei videoclip. Da allora ho sempre pensato che il suo carisma andasse oltre la musica: Pelù è un artista libero, anticonformista, capace di parlare al pubblico senza filtri né compromessi. Per questo documentario ho voluto subito qualcosa di diverso dai soliti biopic musicali: un film vero, intimo, diretto. Ho scelto un approccio snello e immersivo, girando spesso da solo per cogliere la spontaneità dei momenti quotidiani, evitando sovrastrutture narrative. Nel racconto vissuto dall’interno, la dimensione pubblica della rockstar si intreccia con quella privata dell’uomo, del padre, dell’amico».
“Piero Pelù. Rumore Dentro” Fuori Concorso a Venezia 82

Presenti in conferenza stampa Francesco Fei e il protagonista e sceneggiatore Piero Pelù; il film sarà nelle sale per Nexo Digital dal 10 al 12 novembre. Per il cantante, il “rumore dentro” è stato un incidente inaspettato, ma anche un punto di partenza per un viaggio interiore: «Credo che le nonne lo chiamassero “buon viso a cattiva sorte”. Questo incidente ha condizionato la mia esistenza e il mio rapporto con la musica. Prima era molto diretto, ora è mediato da cuffie di protezione, dei compressori su tantissime frequenze. Nell’immediato ho avuto un periodo molto buio che ho superato grazie alla musica stessa, alla famiglia, agli amici e a una brava dottoressa che mi ha accompagnato in questo nuovo cammino. Da lì è scaturito il mio ultimo album, che è anche la colonna sonora del film».
«Quando ho reso noto il mio problema», ricorda, «ho ricevuto infiniti messaggi di persone che soffrono di condizioni simili alla mia. Mi sono detto: “Ok, allora non sono così solo!”; questo di sicuro non ha risolto la situazione, ma ho capito che condividere la mia esperienza attraverso un racconto che andasse oltre un album sarebbe stato utile. Ho sentito Francesco e abbiamo iniziato; la mia prima idea era una festa dei morti a casa mia, e lui è rimasto interdetto ma, quando si è presentato da me vestito a tema, sono stato sicuro che fosse l’uomo giusto».
Il viaggio interiore e il nuovo rapporto con il silenzio

Per Fei, quella “festa dei morti” è stato «il momento iniziale migliore che potessimo avere. Siamo stati in sintonia sin dall’inizio: non volevamo realizzare il solito biopic, ma raccontare una storia. Tutto è partito da Piero e da un periodo cupo e invalidante, e iniziare con una festa è stato cinematograficamente interessante, anche perché, subito dopo, lui resta solo con il suo acufene». L’obiettivo del film era «raccontare un percorso umano e nell’Arte. Il primo step narrativo è stato proprio il viaggio in Camargue a bordo di un camper, verso la festa gitana in onore di Sara la Nera. Abbiamo potuto raccontare la spiritualità di Piero, e anche il suo impegno nel sociale».
«Sicuramente», riprende Pelù, «questo incidente ha cambiato la mia concezione della solitudine. Anche nel film, ci sono molti momenti in cui io sono forzatamente isolato, a causa dell’ipersensibilità del mio apparato uditivo. Francesco è stato bravissimo a mimetizzarsi nel mio “paesaggio” circostante e in quello interiore; chiunque abbia preso parte alle riprese non si è sentito scrutato e osservato, è stato un grande regista». Prosegue il cantante: «Il silenzio al quale ho dovuto abituarmi non sta degenerando nella sordità, per fortuna, ma devo tutelarmi, non posso partecipare a tutte le manifestazioni, e spesso ho i tappi nelle orecchie. Nella mia testa risuona costantemente un “Mi”; niente a che vedere, naturalmente, con i “Mi” e i “La” dei droni che colpiscono Gaza. Un rumore e dei bombardamenti che dovrebbero colpirci tutti, anche se, purtroppo, non sembra che sia così».
Piero Pelù a Venezia 82: «Dobbiamo essere cittadini vigili e attivi»
Riallacciandosi all’accenno alla situazione nella Striscia di Gaza, l’ex Litfiba non ha risparmiato critiche all’attuale governo: «La politica di oggi purtroppo dimostra, nella maggior parte dei casi, di non essere più politica ma di essere semplicemente al servizio delle lobby economiche. Credo che sia chiaro come anche il governo italiano non sappia opporsi in maniera chiara e netta, come hanno fatto i governi spagnolo e belga, all’occupazione illegale e messa in atto con estrema violenza da Netanyahu e dall’esercito sionista nei territori palestinesi, che va avanti dal 1945, e non dal 7 ottobre del 2023. C’è chi sta cercando di riscrivere la storia, e noi naturalmente non ci possiamo stare».
«Nei libri di storia» conclude, «abbiamo letto come sono iniziati e poi degenerati i regimi come fascismo, nazismo, lo stesso comunismo di Stalin in Russia o in altri Paesi. Per fortuna non è successo in Italia, ma altrove sì. Ogni giorno si contano vittime, si vedono bambini morire di fame sotto le bombe. L’unica frase d’indignazione da parte della nostra premier, però, è stato quando hanno colpito delle chiese cristiane: una discriminazione nella discriminazione, insopportabile. Le lobby, evidentemente legati alle armi, stanno comandando il mondo, però, come dice Patti Smith, “People have the power”. Noi dobbiamo essere cittadini vigili e attivi. Lo dico anche nel documentario, non ho un gran feeling con le rockstar che si chiudono nel loro mondo; io rivendico il fatto di essere prima cittadino e poi cantante».
Federica Checchia




