Sabato 3 febbraio, a Paola in provincia di Cosenza, si è tenuto un evento culturale teso a celebrare alcuni degli aspetti più tradizionali della cultura giapponese. Parte attiva dell’organizzazione, le due associazioni: “Corto Circuiti” e “NipponiCS”.

 

In una giornata plumbea di fine settimana, quando il decadentismo anticipa i suoi effetti domenicali, ci siamo trovate a partecipare a questo piccolo evento sito nel laboratorio, allestito ad hoc per l’occasione, del centro storico di Paola (Cs). 

A promuovere l’iniziativa, l’associazione culturale paolana “Corto Circuiti“, con la supervisione di Boris Litrenta, nata nel progetto Territorio Solidale, aperta a qualsiasi proposta guidata dalla creatività e dalla semplice voglia di fare, e “NipponiCS“, la libera organizzazione con l’obiettivo preminente di diffondere la conoscenza della cultura giapponese nell’area del cosentino. 

 

Sin dal nostro ingresso nello spazio modesto e piacevole destinato alle premesse esposte, siamo state discretamente investite da quell’atmosfera orientaleggiante che trabocca dagli articoli esposti, dall’odore intenso dell’incenso e dalle immagini di paesaggi giapponesi che scorrevano sul pannello del videoproiettore. In questa dimensione gradevole, a cui si unisce poco dopo una piccola schiera di curiosi, ci accoglie Guglielmo Minervino: uno degli organizzatori dell’evento. 

Guglielmo ci spiega, nel tentativo di farci capire l’intento del suo progetto, quanto in realtà la cultura orientale e quella occidentale del sud Italia possano avere delle similitudini. 
“La predilezione per l’arte, la cucina, le tradizioni, il senso della famiglia. La prima permea la cultura giapponese così come in Italia, in ogni elemento”.

E’ proprio a lui che facciamo qualche domanda per addentrarci meglio nell’argomento.

 

Lecita e a bruciapelo: com’è nata la tua passione per la cultura giapponese?
E’ stato attraverso le arti marziali che, di conseguenza, ho sviluppato un interesse anche per altri aspetti del Giappone. Lo studio a Roma e il successivo ingresso nel dojo di cui faccio ancora parte (Kobukan dojo di Roma-http://www.kobukan.it/ https://www.facebook.com/KobukanRoma/), è stato l’inizio di tutto. 

 

Perchè organizzare l’evento “I shin den shin” proprio qui, a Paola?
In primo luogo perchè sono di qui e, in coincidenza con il fatto che mi fermi qui quest’anno, rientrava nei miei piani organizzare qualcosa di questo tipo. Conosciuta l’associazione NipponiCS lo scorso anno, in virtù di un corso di lingua giapponese che ho seguito, siamo rimasti in contatto. Così, essendoci qui un collettivo che organizza eventi culturali, abbiamo pensato di unire le forze per vedere se potessimo offrire qualcosa che destasse l’interesse delle persone. 

 

Il tuo, il vostro, proposito era quindi quello di far conoscere ad un ragazzo calabrese una cultura, anche solo in apparenza, molto diversa dalla propria?
Esatto. Partiamo dal presupposto che qui ci sono molti stereotipi, per molti versi. Io sono già stato in Giappone, riandrò tra qualche anno, diciamo che l’intento era quello di mostrare qualcosa di diverso che potesse anche andare oltre la conoscenza del manga e di tutto quello che si vede, generalmente, più spesso nei Comicon. 

 

A seguire, girovagando con fare curioso come si compete a due vecchie fissate, scorgiamo Vincenzo Bruno: uno dei membri fondatori di NipponiCS. Sarà lui che, con pazienza e dedizione, nel corso del pomeriggio si occuperà della preparazione del tè tipico giapponese. 

Vincenzo, come nasce NipponiCS e qual è il suo scopo primario?
NipponiCS è nata come associazione con l’intento di riunire tutti gli appassionati di cultura giapponese. Ci sono tante realtà, in voga, che provengono dal Giappone: arti marziali, manga, cosplay, l’interesse stesso riservato ai costumi tipici, Kimono o Yukata, sono tutti elementi che hanno progressivamente riunito, nel tempo, più persone. La nostra avventura inizia nel 2011. Poi, l’incontro con una signora giapponese, residente a Cosenza, ci ha dato la possibilità di istituire dei corsi di lingua giapponese annuali e, in aggiunta, delle sessioni di calligrafia giapponese vere e proprie guidate da un maestro che giunge proprio a Cosenza per farlo. 

 

Come vi siete rapportati, voi come associazione, con una cultura come la nostra, distante da quella tipica del Sol Levante? Com’è stata l’interazione tra le parti?
Abbiamo, sinceramente, avuto una grande risposta. Abbiamo organizzato seminari, proiezione di film, eventi come questo, partecipato al Cosenza Comics, nell’intento di raccogliere anche gli appassionati della cultura pop giapponese. In seguito abbiamo inoltre scoperto che a Cosenza c’è un’azienda giapponese, l’NTT Data, che è diventata una multinazionale e ha una sede in Giappone, ed è a loro che è stato chiesto di parlarci della propria esperienza con i giapponesi, considerati i viaggi frequenti dei dipendenti. Uno shock culturale tipico di chiunque, come me, è stato in Giappone e vede un mondo totalmente diverso. E’ interessante perchè ai giapponesi, ad esempio, piace tantissimo l’Italia, e viceversa. 

 

Avete altri obiettivi prossimi da realizzare?
Un expo Giappone cercando di spaziare in tutti gli aspetti culturali del Giappone stesso. Se trovassimo abbastanza appassionati, persone che materialmente si impegnassero per questa causa, potremmo cercare sponsor e rappresentanti giapponesi da invitare. C’è anche da dire che si sta diffondendo la cucina tipica giapponese; noi ci siamo riuniti appositamente per prepararci gli onigiri, il sushi. A Cosenza, poi, ci sono tre ristoranti giapponesi, creati da italiani per fare proprio cucina giapponese, nati tutti negli ultimi sei mesi del 2017. Una responsabilità anche nostra che abbiamo innescato la curiosità nelle persone. 

 

L’evento, seppur semplice, offriva nel corso del pomeriggio altri svaghi, come una sessione di calligrafia giapponese, l’arte dello Shodo, dove la sensei Mayuko, con la tipica meticolosità e diligenza che contraddistingue l’anima nipponica, mostrava a colpi delicati di pennello come scrivere un Kanji.

 

Mentre, il senpai Mario Battendieri, del Tairin Dojo di Cosenza, ha dato ai presenti una dimostrazione del Ninpo, insieme di arti marziali tradizionali connesse tra loro, che con il tempo si sono fuse. Dopo di lui, Gianluca Bova ci ha raccontato le origini del Karate-dō, kara=vuoto, te=mano e do=via in pratica “via della mano vuota”, spiegandoci la sua profonda dedizione a questa disciplina.

O ancora, Antonio Turchiaro, amante del Sol Levante in tutte le sue sfumature, ha deliziato i grandi e piccoli avventori della serata con gli Origami,  l’arte di piegare la carta per dare vita a fiori, animali, oggetti e persino persone. A lui abbiamo chiesto:

“Quando hai iniziato ad interessarti agli Origami e perchè?”
Da piccolo ho sempre avuto la passione per le cose che si creano o costruiscono; giocavo con i mattoncini Lego, di fatti, e già con la carta, prima di scoprire gli origami, ritagliavo e incollavo per creare cose di ogni tipo. Poi mi è capitato tra le mani un catalogo pubblicitario di una libreria dove tra i vari libri ce n’era uno sugli origami. Avevo 10 anni. Dalla copertina si vedevano modelli, realizzati con un unico foglio di carta. Ho chiesto immediatamente ai miei di comprarmene uno. Fu l’inizio di una lunga storia d’amore che attualmente sta durando da vent’anni. Gli Origami, ora, sono considerati una forma d’arte a tutti gli effetti. Trovano terreno fertile con me che, oltre ad amare la realizzazione di qualcosa, sono incline alla precisione e alla simmetria, e per gli origami è tutta questione di geometria (gli origami nella cultura occidentale almeno; quelli nella cultura orientale, i primi modelli creati, gli originali, sono più istintivi, ma questo è un altro discorso).

 

 

“L’origami più difficile che hai realizzato e se ne esiste uno a cui sei affettivamente legato”
A me piace realizzare di tutto, da animali a oggetti, da decorazioni a Origami modulari (forme geometriche, anche usando più fogli insieme), ma i modelli che più mi piacciono sono i draghi. Su internet, in particolare YouTube, ce ne sono tantissimi, di maestri origamisti giapponesi. Non ce n’è uno difficile in particolare che ho realizzato, sono tutti complessi a loro modo, basti sapere che mi ci vogliono diverse ore per realizzare quelli più difficili (dalle 2 alle 4 ore). L’Origami di cui vado più fiero è lo scheletro di un T-Rex, realizzato con 21 fogli di carta. C’ho messo una settimana. Affettivamente mi sento legato ai MIEI origami, ciò quelli che creo io da zero, senza seguire nessun tutorial o istruzioni da nessun libro. Ho creato pochissimi modelli e tutti molto semplici, niente a che fare con quei dragoni. Il più bello è il modello di un colibrì, ma altri sono ancora in work in progress; quando li svilupperò meglio o ne creerò un congruo numero li proporrò in altre dimostrazioni e perché no, forse potrei pubblicare un libro con modelli tutti miei… ma è difficile! Ho ancora tanto da imparare sul mondo degli origami, come ogni percorso d’arte ha un inizio ma non una fine.

 

“Quanto ti senti affine a quest’arte e alla cultura tradizionale giapponese in senso lato?”
Sono sempre stato affascinato dalla cultura giapponese ed è stato un caso che gli origami rientrino in questa. Mi piacciono le spade giapponesi, le cosiddette katane, mi piacciono le arti marziali giapponesi, con le loro tradizioni e costumi (anche se sono da oramai 9 anni che pratico krav maga, arte marziale israeliana, che nulla ha a che fare con tradizioni e costumi!), mi piace la meticolosità e la dovizia con cui i giapponesi fanno le cose… e mi piace il cibo giapponese! Credo che noi occidentali avremmo da imparare molto da loro, che rispettano qualunque cosa. La cultura giapponese mi piace per questo, per il rispetto. Credo che il rispetto sia la chiave affinché il mondo possa vivere in pace. “Quando le mani sono impegnate il cuore è sereno” (Akira Yoshizawa, creatore dell’arte degli origami).

 

Soddisfatte e investite di nuove conoscenze, guardiamo con ottimismo a piccoli, grandi eventi come questo: che possano ripetersi e ingrandirsi, chiamando a raccolta una schiera sempre più nutrita di curiosi! Arigatou!

 

 

ALESSIA LIO
MARIA FRANCESCA FOCARELLI BARONE (labatmary)