La Bielorussia ha liberato l’11 settembre 52 prigionieri politici grazie a un accordo con gli Stati Uniti. Tra i rilasciati figurano lo storico oppositore Mikola Statkevich, 69 anni, e Mihalai Khilo, membro del personale della delegazione dell’Unione europea a Minsk.

L’annuncio segna uno sviluppo inaspettato dopo anni di repressione. Tra il 2020 e il 2021, infatti, decine di migliaia di cittadini avevano protestato contro la rielezione di Aleksandr Lukašenko, al potere da oltre trent’anni e considerato il principale alleato della Russia in Europa orientale. Le manifestazioni furono duramente represse: centinaia di arresti, lunghe pene detentive e migliaia di persone costrette all’esilio.

Negli ultimi mesi, il presidente statunitense Donald Trump aveva aumentato la pressione diplomatica su Minsk per ottenere la scarcerazione degli oppositori. Un funzionario di Washington ha parlato di “bellissima notizia”, sottolineando il ruolo decisivo del presidente americano.

Il rilascio ha incluso anche nove giornalisti e blogger, tra cui Ihar Losik di Radio Free Europe/Radio Liberty, finanziata dagli Stati Uniti. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso soddisfazione per la liberazione di Khilo, mentre l’opposizione bielorussa in esilio ha invitato a non abbassare la guardia. “Più di 1.200 prigionieri politici restano dietro le sbarre”, ha ricordato Svetlana Tichanovskaja.

Secondo l’agenzia Belta, tra le persone rilasciate ci sono anche 14 stranieri (sei lituani, due lettoni, due polacchi, due tedeschi, un francese e un britannico). La maggior parte ha raggiunto la Lituania, paese che accoglie una vasta comunità bielorussa.

Il giorno stesso, l’inviato statunitense John Coale ha annunciato a Minsk la revoca delle sanzioni contro la compagnia aerea statale Belavia, confermando che la liberazione dei prigionieri è parte di un più ampio riavvicinamento diplomatico tra Bielorussia e Stati Uniti.

Maria Paola Pizzonia