È arrivato quel momento dell’anno, quello in cui si inizia a parlare sempre più insistentemente di premi Oscar 2026. E, tra i centinaia di paesi che cercheranno di entrare nella cinquina con migliaia di film papabili per un posto, la Francia rappresenta un’unicum nella storia dei premi Oscar. Infatti, quest’anno, la scelta del paese sembra poter ricadere su due film in particolare: Nouvelle Vague di Richard Linklater, un omaggio in lingua francese al movimento cinematografico che ha ridefinito il cinema mondiale, con protagonisti Guillaume Marbeck e Zoey Deutch. Oppure “IUn semplice incidente”, la coproduzione francese diretta dal regista iraniano Jafar Panahi, un film girato in esilio e ampiamente considerato una delle sue opere più audaci. Il primo è un film che rappresenta in pieno la tradizione e la cultura francese, di quella che ha fatto scuola e rappresenta il paese in tutto il mondo. Il secondo è un film folgorante, esplosivo e decisamente politico, che ha anche trionfato a Cannes 2025.
Non ci sarebbe nulla di male, quindi, in questa doppietta di grande livello artistico ed autoriale. Se non per un dettaglio. Entrambe le scelte sono, all’effettivo, senza precedenti: una arriva da un regista americano (Linklater), l’altra da un regista iraniano che lavora sotto restrizioni governative (Panahi). A complicare ulteriormente le cose, “Nouvelle Vague” è quasi interamente in francese, mentre “Un semplice incidente” è un mix di persiano e arabo. Entrambi rientrano nelle linee guida dell’Academy per i lungometraggi internazionali. Se selezionato, “Nouvelle Vague” – acquisito da Netflix a Cannes – segnerebbe la prima volta nella storia che la Francia seleziona un film di un regista americano. Infatti, nessun regista americano ha mai diretto un film candidato nella categoria lungometraggi internazionali da nessun Paese (secondo le attuali regole dell’Academy, il Paese candidato ufficiale è il Paese candidato, non il regista del film).
Il caso della Francia agli Oscar 2026

Per coincidenza, sempre per un film Netflix è stata anche l’ultima volta che un regista nato in America ha rappresentato un Paese per la sua candidatura ufficiale: Angelina Jolie, che ha diretto “First They Killed My Father” (2017) per la Cambogia (Jolie ha la cittadinanza del Paese). Il film non è stato né inserito nella shortlist né nominato. Sarebbe quindi un segnale importante per gli Oscar e per la categoria l’eventuale vittoria di uno dei due film. E, di certo, non saranno accompagnati dalle polemiche dei puristi del film internazionale. Resta il fatto che la Francia, che non vince da Indocina del 1992, ha la possibilità di presentare due film da due registi giganteschi, anche se uno americano e uno iraniano.
Linklater non è nuovo in fatto di premi – con nomination agli Oscar per “Boyhood”, “Before Sunset” e “Before Midnight”. “Nouvelle Vague” è però il suo primo lungometraggio girato in una lingua che non parla fluentemente. Il film è quasi interamente in francese, con dialoghi in inglese minimi. Se la Francia lo scegliesse, e con il sostegno di Netflix, potrebbe diventare uno dei suoi progetti più competitivi degli ultimi decenni (in una categoria che si prevede sarà altrettanto competitiva). Panahi, dal canto suo, è da tempo considerato uno dei registi più importanti al mondo e un semplice incidente è il suo primo progetto dopo la sua incarcerazione nel 2022 per aver criticato il governo iraniano. E la scelta di un film del genere sarebbe un messaggio molto forte a livello politico da parte della Francia: dimostrazioni che agli statunitensi e all’Academy piacciono veramente tanto.
Alessandro Libianchi
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