Anna Falchi, noto personaggio ospite a La Volta Buona, afferma: “A me non da fastidio il catcalling, non ci trovo nulla di male”.
La conduttrice del programma, Caterina Balivo, aveva chiesto delucidazioni in merito a un’affermazione passata dell’ex attrice: “Evviva il catcalling, ce ne fossero di uomini che lo fanno. Lasciamoli essere rozzi”. La spiegazioni della Falchi, però, pare non abbia riappacificato gli animi in studio, anzi, per qualche attimo è calato il silenzio. Balivo afferma che il problema non è il complimento, ma la sessualizzazione del corpo di una persona.

La Falchi e un messaggio che arriva… dagli anni 2000

L’ultimo episodio del programma trasmesso su Rai1, La Volta Buona, a causa delle affermazione dell’ospite Anna Falchi, è apparso agli spettatori come uno spot pubblicitario uscito direttamente dagli anni 2000. Il perché è chiaro e ci viene presentato in prima battuta dalla conduttrice. Infatti, dopo aver letto una vecchia dichiarazione della Falchi in cui incitava gli uomini a fare catcalling, l’ex attrice è apparsa ancora fermamente convinta di quanto detto. Sottolinea inoltre che il catcalling è un mezzo attraverso il quale la donna ha la possibilità di prendere consapevolezza del proprio fascino e della propria avvenenza. In aggiunta la Falchi è convinta che definire il catcalling “molestia” sia solo un riflesso di quello che è diventato il politically correct, “eccessivo soprattutto in questi ambiti”. Questa frase manca però di correttezza, in quanto il termine “catcalling” riassume già l’unione di battute, versi o commenti indesiderati e offensivi.

Cosa c’è di pericoloso nelle sue affermazioni?

Il politically correct infatti, secondo l’enciclopedia Treccani, è un orientamento ideologico volto a evitare “ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone”; utilizzarlo quindi con connotazione negativa mira a sminuire un problema reale e disagiante. Secondo la Falchi, quindi, associare il catcalling a una molestia è l’ennesima dimostrazione di come il politicamente corretto stia privando gli uomini del loro essere “rozzi”. La conduttrice Balivo motiva la sua contrarietà portando una testimonianza personale, volta anche a smentire quanto appena detto. Racconta, infatti, di aver sempre disprezzato quei “complimenti” sgradevoli, specie quando a 15 anni il catcalling arrivava da uomini adulti.

Quella che all’inizio è apparsa come una semplice percezione personale dell’ospite, si è poi trasformata nella ricerca di approvazione da parte del pubblico, soprattutto femminile. E’ apparsa seccata quando la conduttrice le ha chiesto, un po’ interdetta, se la sessualizzazione del copro non la infastidisse. “Ognuno fa le proprie scelte”, ha aggiunto. A quanto pare l’importante per la Falchi è che tra le proprie scelte non vi sia quella di percepire un apprezzamento non richiesto come molestia. Un susseguirsi di inesattezze che, dopo l’ennesimo commento, hanno perso di soggettività. Le dichiarazioni di cui sopra hanno smosso il web, molti sono rimasti indignati dell’inadeguatezza di associare “i veri uomini” alla volgarità pubblica o riassumere le donne in figure astratte senza raziocinio, bisognose di un commento inappropriato sul copro per sentirsi realizzate. Una realtà proliferata anni addietro, soprattutto nel mondo dello spettacolo, che oggi non è ben vista dagli spettatori.

Stefania Cirillo