Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin, sostiene di essere in possesso delle prove che dimostrerebbero la morte per avvelenamento del marito. Il leader politico ha perso la vita nel febbraio del 2024 mentre era detenuto in un carcere di massima sicurezza in Siberia, in circostanze poco chiare.

In un video pubblicato su YouTube, la donna ha spiegato di essere riuscita a ottenere alcuni campioni biologici del corpo di Navalny. Dei test di laboratorio, svolti in maniera indipendente in due Paesi, confermerebbero l’ipotesi: «Alexei è stato ucciso, per la precisione avvelenato». Yulia si è scagliata senza mezzi termini contro Putin, da lei ritenuto il mandante dell’omicidio, e ha chiesto che i risultati degli esami effettuati diventino di dominio pubblico.

Chi era Alexei Navalny

Yulia Navalnaya e Alexei Navalny

Alexei Navalny è morto a soli quarantasette anni. Oltre che per il suo impegno politico in Russia, era noto anche come giornalista d’inchiesta e come attivista anticorruzione. Il Cremlino lo aveva arrestato e incriminato per accuse ritenute dai più pretestuose e finalizzate a “toglierlo di mezzo”, ed era in carcere da tre anni. Due mesi prima della sua morte, le autorità lo avevano trasferito nella colonia penale di Kharp, al di sopra del Circolo polare artico, un centro detentivo conosciuto per le sue condizioni particolarmente rigide.

Le circostanze sospette della sua morte

Secondo il comunicato diffuso dal servizio penitenziario il giorno della morte, il 16 febbraio 2024, l’uomo «si era sentito male dopo una passeggiata e aveva perso conoscenza quasi immediatamente». Yulia Navalnaya ha però ricostruito gli ultimi giorni di vita del coniuge grazie alla testimonianza di cinque dipendenti della struttura. Il 14 febbraio, i secondini avrebbero spostato in una cella d’isolamento Navalny, che, il giorno del decesso, avrebbe lamentato dei forti dolori alla gamba.

Intorno alle 12:10 del 16, dopo il pranzo, il detenuto si sarebbe sentito male. Gli agenti lo avrebbero trovato rannicchiato a terra, in preda a convulsioni e forti bruciori di stomaco, e lo avrebbero ricondotto nella sua cella. Le foto scattate dopo la sua morte, in effetti, mostrano la presenza di chiazze di vomito e sangue sul pavimento. Secondo i testimoni, verso le 13:00 Navalny era arrivato al reparto medico privo di sensi. I tentativi di rianimazione erano stati vani e, dopo aver constatato l’interruzione dell’attività cardiaca alle 14:17, era stato dichiarato morto per «cause naturali».

Federica Checchia