«Siamo partiti, stavolta non ci fermiamo più». Con queste parole, la portavoce Maria Elena Delia ha fatto sapere che, dopo una serie di ritardi, quarantadue barche della Global Sumud Flotilla sono salpate da Portopalo di Capo Passero, nella punta sudorientale della Sicilia. L’iniziativa indipendente è partita per portare aiuti e beni di prima necessità ai civili che ancora si trovano nella Striscia di Gaza, e la flotta sta ora navigando il Mediterraneo centrale.

Nel frattempo, l’organizzazione genovese Music for Peace sta preparando -in accordo con la Flotilla- un corridoio umanitario via terra, per far arrivare a Gaza trecento tonnellate di cibo. Delle cinquecento raccolte a Genova, infatti, solo quaranta tonnellate sono state caricate sulle imbarcazioni, per mancanza di spazio.

Tutte le difficoltà della Global Sumud Flotilla

Le navi che compongono la flotta, in effetti sono perlopiù barche a vela e di piccole dimensioni. Le imbarcazioni della spedizione italiana, ad esempio, sono lunghe dai dodici ai sedici metri, e non sono tarate per condizioni meteorologiche particolarmente difficili. La loro partenza era fissata per il 4 settembre, ma era slittata a causa del ritardo accumulato da quelle partite da Barcellona, bloccate da una tempesta.

Tra l’8 e il 9 settembre, inoltre, la Family e l’Alma, ancorate in Tunisia, avevano subito degli attacchi compiuti con oggetti incendiari, probabilmente droni, che avevano reso necessari dei piccoli interventi di riparazione. Nei giorni successivi, la Global Sumud Flotilla aveva spiegato gli ulteriori ritardi, collegandoli alla «carenza di carburante» e «ostacoli logistici», primi tra tutti i lunghi controlli da parte della polizia di frontiera tunisina a Bizerte.

Federica Checchia