Che Bruce Springsteen e Donald Trump non siano migliori amici, ormai si sa. Da mesi, tra il rocker statunitense e il presidente è in corso una guerra combattuta a colpi di frecciatine, dichiarazioni pubbliche, post social e canzoni; la palla, ora, sembra essere passata nuovamente nelle mani del cantautore. Intervistato dal Time, The Boss ha definito il tycoon «la personificazione dello scopo del 25° emendamento e dell’impeachment», per poi aggiungere: «se il Congresso avesse un minimo di coraggio, lo butterebbe nel bidone della spazzatura della storia».

«A Trump», ha detto, «non importa nulla di chi resta indietro, ma solo di se stesso e dei multimiliardari che lo hanno sostenuto il giorno dell’insediamento». Il cantante, tuttavia, è ben consapevole della popolarità di cui il suo avversario gode, nonostante tutto: «Dobbiamo accettare il fatto che un buon numero di americani non ha problemi con la sua politica fatta di potere e dominio».

La storia infinita tra Bruce Springsteen e il presidente Trump

Nel corso della faida, il presidente ha più volte manifestato apertamente la propria ostilità verso Springsteen, arrivando a chiamarlo «una prugna secca», intimandogli di stare zitto. Qualche mese fa, lo ha attaccato duramente per aver sostenuto, durante la campagna elettorale, Kamala Harris. Ha poi annunciato di voler aprire un’indagine contro di lui (insieme a Bono Vox e Beyoncé) riguardo ai compensi percepiti per le sue performance durante i comizi della candidata democratica. Per rincarare la dose, ha anche postato sul suo social Truth, e di seguito su X, un video in cui lo si vede sul campo dal golf, intento a colpire una pallina che, subito dopo, “centra” il musicista, che cade a terra. La clip è estrapolata da un reale capitombolo dell’artista, avvenuta nel 2023, durante un concerto ad Amsterdam.

The Boss, dal canto suo, non si è mai lasciato intimidire, e ha ribadito: «Non potrebbe fregarmene di meno di quel che pensa di me», passando poi a commentare la difficile situazione dei Democratici: «Abbiamo un bisogno disperato di un partito alternativo che sia efficace, oppure che il Partito Democratico trovi qualcuno in grado di parlare alla nazione. C’è un problema nel linguaggio che usano e nel modo in cui cercano di parlare alla gente».

Federica Checchia