“Autorizzo l’uso della forza massima”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump innalza il livello di scontro e ordina al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di inviare la guardia nazionale a Portland e nelle strutture dell’Ice, l’agenzia responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. “Su richiesta del Segretario alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, sto ordinando a Hegseth di fornire tutte le truppe necessarie per proteggere Portland, devastata dalla guerra, e tutte le nostre strutture Ice sotto assedio a causa degli attacchi di Antifa e di altri terroristi interni”, ha scritto il tycoon su Truth.
Dall’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Trump ha intensificato i suoi sforzi per affrontare quella che definisce la “sinistra radicale”, a cui attribuisce la colpa dei problemi di violenza politica nel Paese. Durante l’estate ha dispiegato la Guardia Nazionale e i Marines in servizio attivo a Los Angeles e come parte della sua “presa di controllo” delle forze dell’ordine nel Distretto di Columbia.
La struttura Ice di Portland è stata oggetto di frequenti manifestazioni, che a volte hanno portato a scontri violenti. Alcuni agenti federali sono rimasti feriti e diversi manifestanti sono stati accusati di aggressione.
Negli ultimi mesi Trump ha inviato l’esercito in più città per gestire situazioni che normalmente non gli competerebbero, di fatto tentando di allargarne i poteri: a giugno Trump ha inviato la Guardia Nazionale (un corpo di riservisti) a Los Angeles per fermare alcune grosse proteste contro le sue politiche migratorie; poi l’ha inviata a Washington per risolvere quella che lui aveva definito un’«emergenza criminalità», che però non trova riscontro nei dati; una decina di giorni fa ha annunciato un provvedimento per inviarla anche a Memphis, in Tennessee, per motivi simili; recentemente ha minacciato di inviare l’esercito anche a Chicago, per ora senza dar seguito all’annuncio.





