Ormai diverse ore fa, la Marina Militare della Francia ha abbordato una petroliera, sospettata di essere utilizzata dalla Russia per aggirare le sanzioni sul commercio estero. Il procuratore di Brest ha fatto sapere che si è ricorsi alla misura dell’occupazione per «mancata documentazione della nazionalità della nave» e «rifiuto di obbedire agli ordini delle autorità». L’imbarcazione risponde ai nomi Pushpa e Boracay, e su di essa sventola la bandiera del Benin, uno Stato dell’Africa occidentale. Sarebbe salpata dalle coste russe, diretta verso l’India, dove avrebbe dovuto attraccare fra tre settimane.
I militari francesi l’hanno intercettata in Bretagna, nel nord-ovest del Paese. Il sospetto è che la nave appartenga alla “flotta fantasma” di cui il Cremlino si serve per eludere le sanzioni internazionali ed esportare comunque il petrolio all’estero. Si ipotizza, inoltre, la petroliera sia stata la base di lancio dei droni che, nei giorni scorsi, hanno violato lo spazio aereo della Danimarca. I dati di navigazione, infatti, mostrano la sua presenza nelle acque danesi proprio tra il 22 e il 23 settembre.
La petroliera fantasma russa fermata in Francia ha cambiato direzione all’improvviso
Il 22 settembre, primo giorno del misterioso sorvolo dei droni sugli aeroporti, la Pushpa è arrivata al largo delle coste danesi. Il giorno seguente, verso le tre del mattino è stata rilevata a sud dell’isola di Lolland. Il 25 si trovava a centosessanta km ad ovest della Danimarca; ha poi percorso la Manica è ha proseguito per l’Atlantico, verso sud. Il 28 settembre, infine, ha cambiato improvvisamente rotta, dirigendosi verso la Francia e fermandosi al largo di Saint-Nazaire.
La nave sarebbe stata rimorchiata in acque internazionali francesi; la gendarmeria nazionale ha aperto un’inchiesta riguardante reati marittimi. La marina militare ha arrestato i due membri dell’equipaggio che «si sono presentati come il comandante e il suo secondo». Il presidente Emmanuel Macron è rimasto prudente circa un eventuale legame con i sorvoli dei droni, ma ha parlato di «gravi responsabilità» della petroliera, al punto da rendere inevitabile un coinvolgimento della magistratura.
Federica Checchia





