Da lunedì 5 ottobre, nella località egiziana di Sharm el-Sheikh, prenderanno il via i negoziati tra Israele e Hamas per la liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco a Gaza. L’obiettivo è chiaro: trasformare il sì condizionato espresso da Hamas al piano di pace promosso da Donald Trump in un accordo concreto e duraturo.
Al tavolo dei colloqui siederanno le delegazioni di Israele e Hamas, sotto lo sguardo attento dei mediatori americani. Per Israele guiderà la missione il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer; per gli Stati Uniti, saranno presenti Steve Witkoff, inviato speciale per il Medio Oriente, e Jared Kushner, genero di Trump e figura chiave dell’intera operazione diplomatica. A loro spetterà il compito di monitorare il rispetto del piano Trump e garantire che l’accordo, già firmato a Washington, non venga snaturato durante le trattative.
Secondo il Wall Street Journal, Hamas è attraversata da una profonda divisione interna tra chi vuole imboccare la via politica e chi, invece, punta a resistere militarmente.
Venerdì sera, la leadership del movimento islamista aveva accettato in linea di principio il piano di pace, ma la disponibilità è durata poco. Solo poche ore dopo, Moussa Abu Marzouk, alto funzionario di Hamas, ha definito “irrealistica” la possibilità di liberare tutti gli ostaggi entro 72 ore, parlando di “circostanze che non lo permettono”.
Nonostante ciò, il negoziatore politico Khalil al-Hayya ha confermato la partecipazione ai colloqui di Sharm el-Sheikh, segnale che almeno una parte della dirigenza punta alla diplomazia.
Diversa la posizione del nuovo capo militare nella Striscia, Ezzedin al-Haddad – subentrato ai fratelli Yahya e Mohammed Sinwar, uccisi nei mesi scorsi – che si dice disposto a consegnare razzi e armamenti pesanti all’Egitto e all’Onu, ma non le armi leggere, considerate strumenti di autodifesa “irrinunciabili”.
Dall’altra parte del tavolo, Benjamin Netanyahu si mostra determinato a non arretrare. Il premier israeliano ha annunciato che l’esercito interromperà la campagna militare su Gaza City, accogliendo la richiesta di Donald Trump di sospendere temporaneamente i bombardamenti. “Siamo sul punto di un grande risultato – ha dichiarato Netanyahu -. Hamas sarà smantellato, militarmente o politicamente”.
Nel suo videomessaggio in ebraico, diffuso a tutti i media israeliani, il premier ha spiegato di aver coordinato con il presidente Trump e il suo team “una mossa diplomatica che ha ribaltato la situazione in un istante: invece di Israele isolato, è Hamas a essere isolata”. Netanyahu ha inoltre chiarito di voler limitare i negoziati a pochi giorni, convinto che “una tregua lunga e incerta gioverebbe solo ad Hamas”.
E ha concluso con una promessa: “Al fine di restituire i restanti 48 ostaggi, Israele agirà con forza e decisione fino al raggiungimento dell’obiettivo”.





