Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato a Israele di cessare i bombardamenti sulla Striscia di Gaza dopo che Hamas ha dichiarato di aver accettato alcuni elementi del suo piano di pace per porre fine alla guerra che dura da quasi due anni e di esser pronta a restituire tutti gli ostaggi rimasti, catturati nell’attacco del 7 ottobre 2023.
“Credo che siano pronti per una PACE duratura”, ha scritto Trump sul suo social Truth. “Israele deve cessare immediatamente i bombardamenti su Gaza, in modo da poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido! In questo momento è troppo pericoloso farlo. Stiamo già discutendo i dettagli da definire”. Il capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha dato ordine alle forze israeliane (Idf) di prepararsi “per l’attuazione della prima fase del piano Trump per il rilascio degli ostaggi”. A renderlo noto, secondo i media israeliani, le stesse Idf. “In linea con le direttive a livello politico, il capo di Stato Maggiore ha ordinato vengano avviati i preparativi per l’attuazione della prima fase del piano Trump per il rilascio degli ostaggi”, hanno comunicato dopo una riunione dei vertici militari in riferimento al testo presentato dal tycoon nei giorni scorsi dopo l’incontro alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Cosa ha accettato Hamas del piano di Trump
Hamas aveva dichiarato di aver accettato alcuni elementi del piano di Trump, tra cui la rinuncia al potere e il rilascio di tutti gli ostaggi rimasti, ma dichiarando che altri punti richiedono ulteriori negoziati e consultazioni tra i palestinesi. Questa dichiarazione era arrivata poche ore dopo che Trump aveva affermato che Hamas doveva accettare l’accordo entro domenica sera, pena un attacco militare ancora più violento. Finora non c’è stata alcuna risposta da parte di Israele, che è in gran parte chiuso per il Sabbath ebraico.
Il testo del piano prevede un cessate il fuoco immediato, dopo il quale Hamas avrebbe 72 ore per rilasciare tutti gli ostaggi israeliani, vivi e morti, in cambio della scarcerazione di 1.950 prigionieri palestinesi. Tra le altre cose, prevede anche un ritiro graduale dalla Striscia dell’esercito israeliano, che però continuerebbe a occupare un’ampia “zona cuscinetto” lungo tutti i confini.
Subito prima dell’incontro con Trump in cui è stato presentato il piano, Netanyahu era riuscito a ottenere modifiche sostanziali che non erano state concordate con gli altri paesi che stavano mediando nelle trattative tra Israele e Hamas, Qatar ed Egitto. In particolare, era stato vincolato il ritiro israeliano al disarmo di Hamas, con tempistiche e formule indefinite che lasciano all’esercito la possibilità di continuare a occupare la “zona cuscinetto”.





